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Wednesday, March 31, 2010

Ciao bombarolo, come stai?

Quando esplodera' la bomba? Quando l'hai messa qua? Dove l'hai messa? A cosa assomiglia la bomba? Che tipo di bomba e'? Cosa la fara' esplodere? L'hai messa tu? Perche'? Come ti chiami? Dove sei? A che indirizzo?
Io non ci credo ancora e continuo ad immaginare la faccia e le risate dell'ipotetico bombarolo al quale potrebbero esser poste queste domande da un operatore idiota.
Questo infatti e' quanto prevede la Bomb threat checklist (fornita ai dipendenti da molte aziende) in caso suonasse il telefono e dall'altra parte della cornetta rispondesse un sedicente bombarolo.
Ora, con tutta la piu' buona volonta' se mi arrivasse una chiamata del genere mi limiterei ad alzare le chiappe dalla mia sedia e con scatto da Usain Bolt correrei al pub ad ordinare una birra.
Mi chiedo chi sia l'imbecille che ha ideato questo cartoncino di condotta con queste domande idiote alle quali sicuramente il bombarolo risponderebbe, ovvio!
Voglio dire, tu operatore sai che potrebbe esserci una bomba nel tuo ufficio e stai al telefono mezzora con l'ipotetico bombarolo per farti deridere? O per cercare di capire che accento ha? il sesso? l'eta'? da dove sta chiamando?
Ma la cosa più sconvolgente secondo me è che diversi dei miei colleghi lo farebbero davvero.
Ancora una volta, paese che vai...

Tuesday, March 23, 2010

Toorak come la Vicenza bene, Coburg come Caltrano

Qui a Melbourne la divisione etnica e sociale tra i diversi quartieri è molto, molto marcata.
Me l'hanno sempre raccontato i miei amici che vivono qui da diverso tempo e me ne sono reso conto la settimana scorsa mentre stavo facendo colazione a Toorak dopo il mio shift notturno. E' stato un deja vu. Ho rivisto la Vicenza bene, quella delle mamme che al mattino accompagnano i pargoli a scuola con i Suv (si sa a Vicenza mandrie di bisonti inferociti attraversano le strade accidentate ed è indispensabile possedere un Suv lungo 5 metri per poter procedere agevolmente), i giovani "monager" con la 24 ore e la cravatta ancora aperta con cappuccio e brioches a godersi gli ultimi minuti di libertà prima di autoinfliggersi ore e ore di frustrazioni ed abnegazione, i ragazzi in adolescenza griffati da testa a piedi che con aria svogliata si incamminano verso scuola e cosi' via.
Qui a Toorak e così a Prahran, Camberwell, Balwyn, Williamstown e Brighton vivono i ricchi, quelli veri, quelli che amano farsi vedere e stare coi loro simili.
Diverso, parecchio diverso è il quadro che ti si può presentare agli occhi pochi chilometri più a Nord, dove vivo io, a Coburg.
Qui un miscuglio di razze (italiani, arabi, libanesi, cinesi) si muovono up 'n down per la sydney road con le auto più scassate. Anche i negozi rispecchiano perfettamente il life style: vetrine sporche con scritte anni 50, vestiti che noi daremmo forse in missione nello Zaire.
Per non parlare delle case, baracche che raramente hanno visto il cemento ma che per uno strano fenomeno immobiliare sono molto richieste.
Un altro quartiere particolare ad est di Melbourne è Box Hill, dove attualmente vive anche il nostro compagno di merende Alessio, il romanaccio. Scendendo dal treno, dopo nemmeno 2 minuti ci si rende subito conto delle potenzialità colonizzatrici dei cinesi. Questo suburb infatti è un avamposto asiatico, cinese in particolare. Nel grande centro commerciale della stazione lo straniero sei tu che non hai gli occhi a mandorla.
Lo stesso si può dire per Footscray, situato poco ad ovest di Melbourne.
Merita di essere citato Carlton, un paio di km a nord del centro, il primo insediamento italiano dove si trova Lygon st. quella che in teoria dovrebbe essere little italy ma che in realtà sta diventando little un cazzo, e a gestire i locali ci sono sempre più cinesi ed arabi.
Poco più a nord si trova Brunswick, uno dei quartieri più grandi di Melbourne, quello logisticamente meglio dislocato rispetto alla città, tagliato in due dalla sydney rd., etnicamente molto variegato con un discreto numero di Turchi kebabbari.
Leggermente più ad est si trova Fitzroy, il mio quartiere preferito. E' un revival '70.
Qui si possono ancora vedere i punk, i locali suonano musica dal vivo e la gente veste in modo parecchio alternativo. E' il quartiere ideale per il friday night, molto frequentato da aussie.
Abbastanza simile per divertimenti e night life è St. Kilda, poco a sud del city centre, dislocata lungo la baia, un quartiere piuttosto costoso ma altrettanto trendy. Case con vista in riva al mare e locali alla moda, il tutto a due passi dalla città.
Tornando a nord si trova Northcote, un bel suburb, pulito, ordinato, con molti spazi verdi, poco distante dalla città ma allo stesso tempo tranquillo. Dicono stia diventando il quartiere culturale dove vivono molti professionisti quali dottori, avvocati e commercialisti.
Non a caso negli ultimi tempi i prezzi delle case hanno avuto impennate pazzesche.
Una casetta affiancata qui può sfiorare tranquillamente il milione di dollari, 10 km più a nord la stessa casa si può trovare a 400 mila dollari.
Potendomelo permettere è forse il quartiere dove comprerei casa.
Concludo citando Thornbury il quartiere dove ho vissuto per quasi 11 mesi, assieme a Preston roccaforte di indiani, per lo più studenti, con un buon numero di greci ed italiani.
Zona tranquilla, ben servita dai trasporti, trascurata lungo l'arteria principale che porta in città ma molto curata all'interno dei singoli isolati composti per lo più da villette e case singole con tanto tanto verde a disposizione.
Ecco quindi che dopo questa breve panoramica, seppur limitata, è facile capire perchè una delle prime domande quando si fanno nuove conoscenze qui a Melbourne riguarda il quartiere da cui provieni.
Quindi se una ragazza ti risponde : "I live in Toorak", bisogna rassegnarsi al fatto che quella sera i 100 dollari non ti basteranno nemmeno per l'aperitivo.

Tuesday, March 16, 2010

prostituzione, concorrenza e felicità

intro: poesia veneziana

mea tiro finche' posso, no lo mollo questo osso
tuti che mea domanda, ma la resta nela mudanda
ora vecia, freda e slassa ma la voia no me passa
e pensar la fila che gh'era da darla via quasi ogni sera
adesso che nessuni la vol pi go capio che la mona son sta mi
se podesse tornar indrio daria via anca el de drio

So che ricevero' molte critiche a questo post, magari molti si limiteranno a pensarle altri a scriverle sotto forma di commento. Ma tant'e' quando si ricevono critiche significa che si suscita interesse e quindi va bene cosi'.
Questo in pillole il ragionamento: l'australiana la da' piu' facilmente perche' ha tanta concorrenza, nel senso che se non opera in tal modo da me definito socialmente utile, l'australiano va dalla concorrenza.
L'australiano quindi da una parte o dall'altra la prende ed e' felice e rilassato.
Un giorno un emerito professore di giurisprudenza ad una conferenza ad Harvard se ne e' uscito davanti alla platea di cui potete immaginare la composizione (intendo eravamo ad Harvard non a Porto Tolle) con un affermazione piu' o meno del genere. Nella fattispecie il noto docente, fervente cattolico asseri' che, se si facesse piu' sesso, magari di gruppo, ci sarebbero meno omicidi e meno violenza in generale. Concordo pienamente.
La prostituzione legalizzata e' sicuramente un passo in avanti rispetto alla situazione attuale italiana. Essa genera ricchezza per lo Stato in termini di gettito fiscale. E' la massima espressione di liberta' dell'individuo. Non avrai amare sorprese perchè sai a priori quanto spenderai in quanto, come dice il saggio Nicolino, la donna che si paga meno e' quella che si paga subito.
Genera una sana concorrenza nel senso che TU gnocca (italiana) che te la tiri, se non me la dai io vado dalla concorrenza e tu ti attacchi!
Conseguentemente la gnocca comincera' ad avere meno spasimanti e meno motivi per tirarsela, a quel punto la dara' ed i fortunati non andranno a prostitute nel periodo di gentile concessione.
Insomma la prostituzione legalizzata e' uno step indispensabile per autolimitarsi ed autoregolarsi.
Caspita si vede che ho studiato economia!

ps. E poi non e' vero che e' il lavoro piu' antico del mondo. Prima c'erano i dentisti ed i notai. Poi le donne per poter pagare le parcelle hanno cominciato a prostituirsi!

Wednesday, March 10, 2010

Semplice a tutti i costi

Avete mai preso in mano una busta paga italiana? Beh, io si. Diciamo che non mi limitavo ad osservarla ma, per lavoro, mi facevo parecchie pippe mentali per cercare di spiegarmi come potesse una mente normale rendere un documento così incomprensibile e complicato, ma tant'e' nel nostro Bel Paese qualsiasi cosa deve seguire questa logica (altrimenti ci troveremo con notai, commercialisti ed avvocati in mezzo alla strada a chiedere l'elemosina).
I termini poi sono a dir poco arcaici e tecnicissimi. Qualcuno di voi (operatori del settore esclusi) mi sa spiegare cos'e' il superminimo o la contingenza base? Ok dai almeno ditemo cos'e' il ral, o perche' ci siano tutte quelle miriadi di voci quali l'addizionale regionale, comunale ed i relativi acconti.
Non si potrebbero raggruppare in un'unica voce chiamata pippo o pluto? Che senso ha creare un documento che nessuno può capire?
Qui in Autralia la mia busta paga me la potrebbe fare il mio cane Pepe. E' di una semplicita' imbarazzante. A volte penso l'abbiano copiata pari pari dalle scritture rupestri degli aborigeni.
Ci sono pochissime componenti, il totale ore lavorate nel periodo, la paga lorda per ora che moltiplicati tra loro danno lo stipendio lordo, poi solitamente il 9% di questo importo va a formare la superannuation (una sorta di contribuzione che ogni datore di lavoro e' tenuto a versare, una specie di tfr), infine le tasse e per differenza lo stipendio netto.
Per non parlare della dichiarazione dei redditi.
In Italia il più comune è il modello 730 che tra istruzioni (70 pag. più 10 per i codici paese) e moduli da compilare (12 pag. per il 2010) darebbe filo da torcere a qualsiasi utente fai-da-te, anche esperto. Bene quanti di voi (Loris tu non fai testo) hanno provato a farlo?
Qui la dichiarazione dei redditi la possono usare come test d'ammissione per la scuola carabinieri.
Ci sono le caselle da colorare ed i puntini da congiungere come nella settimana enigmistica.
Se poi aggiungi che quando sei a credito i soldi ti arrivano in c/c dopo circa 15 gg ...

Saturday, March 6, 2010

The Ipod generation

I was in the pub yesterday when I suddenly realised I desperately needed to fart. The music was really, really loud, so I timed my farts with the beat. After a couple of songs, I started to feel better. I finished my pint and noticed that everybody was staring at me. Then I suddenly remembered that I was listening to my iPod.

Questo aneddoto riassume perfettamente il modo di trascorrere il tempo della maggior parte della gente nei cosiddetti tempi morti ovverosia nei mezzi pubblici, in pausa lavoro e non solo, in auto, camminando per le strade, al supermerket, quando si fa jogging etc. etc.
C'è chi poi non si limita all'uso delle cuffie ma rende partecipi gli sfortunati passanti e vicini di posto. Tutto va bene finchè non ci si imbatte in qualche indianino che convinto di essere fico ascolta a tutto volume il punjabi remix, una sorta di disco music di canzoni popolari indio-pakistane. Praticamente gelato gelato al cioccolato di Pupo remixata da Dj Fargetta.
Could u imagine?

Tuesday, March 2, 2010

Traduzione vs interpretazione

Ti accorgi che stai imparando una nuova lingua, nella fattispecie l'inglese quando pensi in inglese, sogni in inglese e soprattutto quando traducendo dall'inglese alla tua lingua madre hai difficolta' perche' non trovi i termini appropriati a dare lo stesso senso al contesto.
La prima volta che ho tradotto il mio curriculum vitae dall'italiano all'inglese mi sono limitato ad una traduzione secca, fredda a volte insipida e priva dell'enfasi che lo stesso aveva in lingua madre. Successivamente, grazie allo step up fatto in questi mesi downunder il resume e' stato via via modificato fino a diventare un curriculum aggressivo, interessante che oramai aveva un' impronta originale e non sembrava nemmeno un lontano parente di quello scritto in italiano, eppure erano scritte le stesse cose, ma non tradotte bensi' interpretate.
Ho realizzato tutto cio' quando recentemente in seguito a pensieri lugubri di un anticipato rientro in madre patria ho pensato di riscrivere un curriculum partendo da quello in inglese.
Il risultato: impossibile. Questo in quanto ho provato a tradurlo parola per parola senza appunto adattarlo alle richieste severe della lingua italiana ottenendo un documento privo d'anima che sembrava fosse scritto da un analfabeta. Ovviamente l'ho riscritto da punto a capo.
La stessa sensazione l'ho avuta quando ho tradotto alcune specifiche dei nostri clienti dall' inglese all'italiano. Molti termini non possono essere tradotti (soprattutto dall'italiano all'inglese), devono essere interpretati ed adattati a quelli usati nel diverso idioma.
Si pensi ad esempio alla parola simpatico, non esiste una traduzione appropriata in inglese.
Certo esiste nice, cute, fine, ducky ma non e' la stessa cosa. La parola che piu' si avvicina a simpatico e' likeable, ma avete mai sentito uno dirvi what a likeable person?
Semplicemente perche' non si usa o si usa pochissimo, mentre noi ne abusiamo.
Vi ricordate come hanno tradotto walkabout nel primo Mr Crocodile Dundee? "girin'giro".
No comment!
Ora piu' che mai capisco quanto possa essere complicato fare l'interprete.
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