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Wednesday, February 24, 2010

e se avessero gia' capito tutto?

Febbraio in questo blog è stato sicuramente il mese della cultura grazie ai post del mio socio.
Voglio concludere coerentemente questo mese sulla stessa linea d'onda.
Amo mettermi in discussione e questo vuol essere una sorta di pseudo-risposta ai numerosi post pubblicati finora che sostengono una certa "superiorita'" culturale e sociale del nostro bel paese nei confronti di questa magnifica terra dimenticata da tutti.
Abbiamo criticato la loro lingua, i loro usi e costumi, la mancanza di storia e l'apparente superficialita' di questa gente, il loro take it easy ed il loro sistema universitario.
Nell'ultimo post il mio socio ha sostenuto in modo non propriamente inconfutabile che sia un male il fatto che stiamo perdendo (e qui molto piu' di noi) l'uso di un lessico di un certo livello relegandolo ai topi di biblioteca.
Premesso che nel 1870 circa i 2/3 della popolazione italiana non sapeva nemmeno fare la propria firma, io non sono d'accordo.
Infatti (io che non ho fatto le "scuole alte") rispondo che grazie ad esempio al linguaggio di Mauro Corona molte persone hanno avuto accesso alla lettura che rappresenta in ogni caso una forma non meno nobile di cultura. Il grande scalatore, scultore e scrittore sosteneva in una recente intervista su LA7 che se lui avesse scritto epistassi invece che sangue dal naso le massaie (e aggiugno io molti altri professionisti) avrebbero avuto un accesso limitato ed una lettura piu' ostica.
Chi avesse cercato un linguaggio d'elite avrebbe potuto tranquillamente trovarlo nei milioni di libri impolverati, ospitati nelle biblioteche di tutto il mondo. Quello che invece e' mancato per molti anni e' stato un liguaggio semplice (dichiaratamente semlice) che permettesse a molti di poter accedere alla conoscenza. Insomma una questione di scelta che prima non c'era ed ora c'e', grazie anche e sopratuttto ad internet.
Henry Ford diceva che il vero progresso c'e' quando la conoscenza e' alla portata di tutti.
E lo spot della fondazione di Ayrton Senna che sfama ogni giorno centinaia di migliaia di bambini recita: "give everyone a chance".
Anzi diro' di piu', dobbiamo fare ancora grandi passi in tal senso perche' con lo stesso obiettivo per il quale e' stato creato l'esperanto dovremo cercare di rendere l'inglese ancora piu' semplice, alla portata di tutti.
A questo punto, tornando al nostro confronto italia-australia, io che so di non sapere niente vi chiedo (e mi chiedo) come mai loro, con tutti i difetti sopraelencati, hanno un Paese piu' civile del nostro, meno corrotto, senza grossi problemi sociali ed economici, con un'apertura invidiabile verso le altre etnie e che viene spesso inserito ai primi posti delle classifiche mondiali per vivibilita'?
Ovviamente chi ha gia' capito da che parte mi sto dirigendo e vuole contraddirmi stara' sicuramente pensando che la cultura non c'entra con tutto questo.
Bene, allora vi chiedo a cosa serve?
O meglio, quando si afferma che qua (dico qua ma intendo tutti quei paesi filo americani accomunati dalle nostre critiche) manca la cultura bisogna forse chiedersi cos'e' la cultura.
Da wikipedia: Il concetto moderno di cultura può essere inteso come quel bagaglio di conoscenze ritenute fondamentali e che vengono trasmesse di generazione in generazione.
Una concezione umanistica o classica presenta la cultura come la formazione individuale, un'attività che consente di "coltivare" l'animo umano; in tale accezione essa assume una valenza quantitativa, per la quale una persona può essere più o meno colta.
Una concezione antropologica o moderna presenta la cultura come il variegato insieme dei costumi, delle credenze, degli atteggiamenti, dei valori, degli ideali e delle abitudini delle diverse popolazioni o società del mondo.
Per concludere faccio un esempio molto banale.
La nostra cultura ci impone di frequentare determinati ambienti di lavoro con decoro.
Il tutto si traduce in pantaloni, camicia e scarpe che coprano interamente il piede anche ad agosto, con i clima che sparano aria a 18 gradi.
Questa e' cultura? Per me e' ignornaza.
Non sarebbe piu' conforme agli insegnamenti di educazione civica vestirsi adeguatamente alla stagione, risparmiando soldi e inquinando di meno nell'uso del condizionatore d'aria.
E se questi australiani avessero gia' capito tutto in anticipo usandoci come civilta'da cui non prendere esempio alcuno rinunciando ben volentieri a quella cultura nella quale riponiamo tutta la nostra saccenza e dietro la quale ci nascondiamo ogni qual volta non sappiamo ammettere la nostra arretratezza sociale?

Wednesday, February 17, 2010

Points of view (sandro's post)

Non ho mai messo in dubbio il fatto che le cose che imparo, e vedo, per strada siano effettivamente quelle che si vorrebbe far entrare nella testa della gente. Credo che molto spesso, se non sempre, ci siano due lingue, due culture e due modi di vivere completamente differenti l'uno dall'altro ma che coesistono senza sfiorarsi... Da una parte la cultura della scuola, dall'altra la cultura della strada.
Da una parte il modo di pensare che ci fa rispondere 'yes i am' 'How are you', dall'altro il 'yea mate' sparato di rimando alla medesima domanda. Non mi dilungherò sulle (inutili) analisi che questo coesistere di modus vivendi comporta all'atto pratico, ne cercherò di spiegare come, secondo me, un miscuglio di razze porti inevitabilmente alla semplificazione di una lingua, da una parte, e alla improcrastinabile obsolescenza dei concetti imparati sui libri di scuola, dall'altra. Quello che mi preme descrivere sono i mostri generati dalla spersonificazione di una cultura secolare, debole per la verità in Australia per ovvie ragioni, e le incomprensioni che nascono da una costola del 'semplice ad ogni costo' a livello linguistico. Giorni fa per motivi che non ricordo ho chiesto ad un conoscente la traduzione della parola 'buccia': lui mi risponde semplicemente 'skin'. Mosso più da incredulità che da curiosità sono andato a vedere nel vocabolario ed anche se la traduzione letterale corrisponde a 'peel' effettivamente si puó usare anche 'skin'. Il problema non è questo, anche in Italia sbagliando possiamo dire 'la pelle della pesca', il problema è che lui, come altri, conosceva solo ed unicamente la parola skin e pensava che fosse corretta. Penso che questo mostro lessicale, anzi lo temo, diventerà di uso corrente fra non molto tempo, come del resto altri esempi di termini che con il tempo in inglese, fortunatamente meno in italiano, hanno relegato la legittima proprietaria del significato di un termine al puro abbellimento dei libri in biblioteca. Mass media, meltin pot culturale e interesse per tutto meno che la cultura sono un enzima che amplifica e velocizza il tutto. Detto questo, vorrei dire che ci sono due diverse scuole di pensiero per quello che sarà il futuro della razza umana: da una parte gli ottimisti che affermano come fra mille anni l'uomo sarà senza pelo, senza dita dei piedi ma con un cervello enorme, dall'altra i pessimisti sicuri del fatto che l'uomo sarà senza pelo, senza le dita dei piedi ma talmente stupido da non riuscire nemmeno a cogliere una banana da un albero. Che ne sarà di noi dunque?
Se queste sono le premesse.......

Tuesday, February 9, 2010

Esterofilo ma anche no: riflessioni (Sandro's post)

Viaggiare, vedere posti nuovi, conoscere gente diversa. Sono o non sono cose meravigliose? Immergersi in un calderone di culture diverse, cercare di mettere da parte i propri usi e costumi mossi solo da un 'perché no?' non sono cose elettrizzanti? Dipende. Ci sono tanti modi di stare in un posto che non è il tuo: viaggiatore, lavoratore in trasferta, rifugiato politico, turista ed altri. In tutti questi casi ho potuto però notare un atteggiamento che esula dal luogo di provenienza e accomuna tutti i non autoctoni all'interno di due grandi famiglie: quelli che si vergognano delle proprie origini e quelli che invece se ne vantano. L'allontanamento dal suolo natio provoca una reazione nel malcapitato che mi porta alla mente un vecchio modo di dire che sentivo da ragazzino: la lontananza brucia gli amori futili e rafforza quelli veri. Lungi da me il tentativo di analizzare una cosa che è troppo grande anche per una enciclopedia, solo che è così lampante che mi è impossibile da non notare. Alla medesima domanda da persone diverse ricevo non due risposte diverse, ma di solito la stessa risposta con un tono di voce opposto:'da quanto non vai in italia?' Alcuni rispondono:'un anno' dimostrando dispiacere, altri rispondono alla stessa maniera con entusiasmo. Sembra quasi che la lontananza porti le persone ad un amore cieco, od un odio, che sono proprie solo del tifo sportivo, della politica e della religione; di qualcosa che, insomma, non hai o non hai più, e soprattutto che reputi causa del tuo male, o possibile risoluzione di esso. Lo si ama o lo si odia, lo stare all'estero, e, visto che l'amore, o l'odio, verso il proprio paese d'origine è un sentimento ablativo, porta a comportamenti certe volte esagerati. C'è l'italiano che inglesizza il suo nome e va fiero del fatto che la gente non si accorge, parlando, del suo accento, e c'è l'italiano che invece, di rimando, risponde in italiano alle domande in inglese, e quando è proprio necessario l'inglese lo farcisce con i vari 'capisci ammé', 'bello mio', etc. In mezzo solo quelli che sono arrivati da poco ed hanno bisogno di tempo per capire da che parte stare. Personalmente, visto che ormai ho doppiato la boa dell'anno australiano, ho capito che sono stato, sono e sarò sempre solo e semplicemente un italiano all'estero, dovessi stare qua tutta la vita. Sarò sempre un 'wog', un ghettizzato, uno che sta bene solo con quelli che parlano come lui e che la pensano nella stessa maniera. Quindi, per rispondere al precedente post di Marco e a tutti quanti chiedono continuamente dove si sta meglio, penso di poter dire che non si può sapere. Personalmente lo stare all'estero ha risvegliato in me un amore per i miei posti che non credevo di avere e non era assolutamente preventivabile, però a qualcun'altro la stessa esperienza potrebbe comportare l'esatto opposto. Nessuno lo può sapere in anticipo.

Saturday, February 6, 2010

Cappitto mi hai?!? (Sandro's post)

Dopo un lungo letargo il mio socio ha deciso di tornare a scrivere su questo blog

Ho deciso. Smetto di fumare. Il fatto e' che non lo faro' mosso da un desiderio di salvaguardare la salute o il portafoglio, ma dal semplice fatto che non riesco a comprare le sigarette. Quando sono arrivato a Melbourne, un anno fa, mi trovavo a dover affrontare i dialoghi con il supporto di un vocabolario di 15-20 parole in tutto. La grammatica la sapevo, per carita', ("cazzo dici!?"marco's comment) ma il vocabolario era quello, con la conseguenza di essere diventato un funambolo dei sinonimi, un prestigiatore del `proviamo cosi'`, inventando parole nella speranza che andassero bene, ma il piu' delle volte eliminando la vocale che identifica la fine di un vocabolo e inglesizzando la pronuncia (vedi sorry i don't have the BILLIET). Quando mi trovavo nella condizione di aver bisogno del `supporto esterno al benessere psico-fisico di una giornata`, delle sigarette cioe', un po' troppo spesso a dire il vero, affrontavo il dialogo sapendo che sarebbe stato difficile, ma con la consapevolezza che un domani sarebbe stato diverso. Come mi sbagliavo.
Mi rendo conto che per lo sfortunato cassiere di un seven-eleven o di un qualsiasi negozio di sigarette, per la maggior parte indiano, pakistano o cinese, spesso attorno ai vent'anni, l'avere a che fare con un energumeno barbuto che nella migliore delle ipotesi e' solo il doppio di te, poteva essere abbastanza traumatico, aggiungiamo pure il fatto che il suddetto orso si esprimeva con un idioma che alle loro orecchie suonava come il linguaggio dei `Troll`, e uniamo pure il fatto che, consapevole che non avrebbero capito, l'omone si presentava prevenuto e dunque aggressivo, ma questo non toglie che un minimo di elasticita' ce la potrebbe anche mettere.
Se io devo acquistare un pacchetto di sigarette, posto che hai capito la marca perche' ho di default rinunciato alle marche difficili da pronunciare, e posto anche che le suddette sigarette ci sono in tre colori, rosse, oro e blu, COME CAZZO FAI A DARMELE BLU QUANDO TI DICO ROSSE??? Posso capire una, anche due volte, ma dopo un anno di fila, e soprattutto un anno in cui mi trovo arrivato a poter discutere con tutti ed a telefonare ad uffici senza problemi, comincio a pensare che probabilmente non sono solo io a sbagliare. Posso anche avere una pronuncia pessima, ma penso che anche un nigeriano senta la differenza tra RED e BLUE, o mi sbaglio? Le ho provate tutte, faccio lo spelling, dico, not blue, not gold but the other ones, ma alla fine sempre blu mi arrivano.
Sono diventato la barzelletta di tutti gli amici e conoscenti, e dopo un periodo iniziale in cui mi incazzavo e sbuffavo, adesso qualsiasi sia il negozio mi faccio sempre accompagnare da qualcuno, perche' se lo dico a voce non ci credono e l'incredulita' in cui mi arrivano le sigarette blu dopo che ho detto rosse e' diventata una sorta di mio marchio di fabbrica. Ormai ho anche rinunciato a chiedere il motivo per cui questo accade, anche perche' ad un ` Sorry buddy, listen to me, but if i say red why do you understand blue?` perche' la risposta e' sempre la stessa: ` I'm very sorry but i didn't understand`.
Onde per cui, a conclusione, mosso da sgomento faccio come il famoso castratore di canguri, colgo la palla al balzo e smetto.

Wednesday, February 3, 2010

jackass culinario (cap.1)

In un paese in cui è più facile trovare l'oro rispetto a bere una birra su un bicchiere magari spinata alla tedesca o mangiare un filetto di manzo senza salse ho deciso di iniziare una nuova rubrica sugli usi e costumi culinari degli aussie!
Appena sbarcato in questo paese mi incuriosiva parecchio uno spot in cui si vedeva il buon padre di famiglia preparare un perfetto bbq, in un perfetto backyard, in un perfetto pomeriggio di una perfetta domenica di sole...salsicce, filetti di manzo, pancetta, verdure alla griglia...insomma tutto sembrava normale finchè all'improvviso (come direbbe Antonio Albanese ) l'incoscienza...la moglie (grande vacca!) in men che non si dica riusciva a rovinare il tutto cospargendo ogni bendiddio con una salsa (il cui brand era il soggetto pubblicitario) di colore indefinito e di consistenza piuttosto preoccupante. Da quel giorno sono stato pervaso da una serie di pippe mentali che mi ha portato a concludere che un australiano probabilmente non ha mai gustato un pezzo di carne con il sapore della sola carne!
Qui è impossibile (o quasi) trovare delle salsicce che siano semplicemente salsicce senza aggiunta di aromi, spezie o quantaltro o partecipare a dei bbq dove dei fantastici filetti siano serviti come tali...
Purtroppo la mia saccenza ed il mio orgoglio italiano mi ha portato a non accettare tutto questo scempio e a contrastarlo con tutte le mie forze.
Allorchè in un recente bbq ho voluto dimostrare a questi trogloditi che una salsiccia può essere speciale anche senza niente e che un filetto di manzo marinato in olio, aglio e rosmarino può essere più gustoso di qualsiasi salsa mai vista, il tutto poi accompagnato da un vino adeguato.
Il risultato: beh modestamente, un orgasmo culinario del genere certe persone non lo avevano mai provato!
Purtroppo la mia battaglia è una lotta contro i mulini a vento e trovando pochi Sancho Panza pronti ad allearsi ed altrettante poche Dulcinee del Toboso pronte a gustare le mie prelibatezze, non farò certo orgoglio a Don Chisciotte!
Nel prossimo capitolo racconterò di un altro spot di cui per ora non ho il coraggio di scrivere..
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