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Wednesday, June 30, 2010

A new challenge in my mind

Have you noticed how the cleverest people at school are not those who make it in life? What you learn at school are facts, known facts. Your job at school is to accumulate and remember facts. The more you can remember, the better you do. Those who fail at school are not interested in facts; or maybe the facts are not put to them in a way they find interesting. Some people simply don't have a great faculty for memory. It doesn't mean they are stupid. It means their immagination hasn't been fired up by academic tuition. People who are conventionally clever get jobs on their qualifications (tha past), not on their desire to succeed (the future). Very simply, they get overtaken by those who continually strive to be better than they are. As long as the goal is there, there is no limit to anyone's achievement. And if you fail, fail again and then fail better.
I thought a lot before choosing, but after reading this, i said to my ego: "hey mate, you're a man, you need a challenge"!

Ci sono due modi per raggiungere una meta, qualsiasi essa sia: determinare dall'inizio un percorso cercando di seguirlo nei dettagli oppure affidarsi all'istinto, revisionando di tanto in tanto il tragitto fatto e quello ancora da fare.
In entrambi i casi è il percorso ciò che conta, ciò che è utile e che rende ogni avventura unica ed entusiasmante. Una volta raggiunto l'obiettivo infatti, c'è solo il tempo di fermarsi un attimo, voltarsi per realizzare del sacrificio compiuto, godere di quanto ottenuto e poi ripartire immediatamente, ponendosi altre mete, diverse, più ambiziose, più stimolanti.
E' così per l'alpinista, per lo scienziato, per lo studente e per chiunque si ponga uno o più traguardi di qualsivoglia natura.
Fermarsi mai.
Ma quando non si ha un obiettivo, non si hanno stimoli, vengono meno le ragioni per cui compiere determinate azioni e le poche che si fanno rientrano in un processo di monotonia che purtroppo caratterizza la vita della maggior parte delle persone.
Nella mia mente mi sono sempre posto obiettivi umananmente irragiungibili proprio per non aver il pretesto di fermarmi.
Ho spesso percorso per scelta o per obbligo le vie più tortuose, quelle meno scontate, quelle dove lo spazio per camminare bastava per uno solo, quelle dove eri costretto a correre più degli altri.
Se 10 anni fa mi avessero detto che oggi sarei arrivato dove sono, dopo aver fatto tutto quello che so di avere fatto, avrei messo una firma, ma oggi no, non mi basta, e proprio per non compiere l'errore di fermarmi o di scegliere almeno una volta la via più facile ma dal finale già scontato ho scelto ancora una volta l'incertezza perchè penso al futuro visto che, se sarò fortunato, sarà quello il posto in cui dovrò andare ed il futuro è tutto fuorchè certo, e a sopravvivere non sarà il più forte ma colui che meglio saprà adattarsi al cambiamento.
Il piacere della sfida lascerà comunque un sapore indelebile a questa nuova avventura.

That's all folks!

Friday, June 25, 2010

Il lavoro mobilita l'uomo

Vediamo se c'è qualche perfettino secchione che si reca subito ai commenti per correggere il titolo senza soffermarsi a leggere questa prima riga del post dove spiego che non ho commesso alcun errore, volevo proprio dire mobilita e non nobilita
In questi giorni sto realizzando la veridicità di quanto affermato nel titolo del post.
E non solo pensando a me, ma soprattutto osservando la quantità di stranieri aggirarsi nei vari uffici open spaces della compagnia; basti poi pensare a tutte le multinazionali presenti intorno a Dublino ed il risultato appare davvero sorprendente.
Circa due mesi fa mi chiama una signorina dall'Irlanda e mi chiede con un inglese tristemente francesizzato se sarei stato disposto a sostenere un colloquio qualche giorno dopo in quel di Swords. Io, con la semplicità che mi caratterizza ho accettato la proposta e in meno di mezz'ora avevo prenotato aereo, hotel e riconfermato la presenza in data ed orario precedentemente fissato. Ed eccomi qua.
Come se non bastasse dopo appena due settimane di permanenza in Irlanda la scena si ripete, questa volta a chiamare sono altre due signorine dall'Italia, ed io mi precipito a prenotare volo e ad organizzare al meglio le interviews.
Pensando a tutto ciò sorrido quando mi sovviene il ricordo di un collega neolaureato che ai tempi si rifiutava di sostenere un colloquio a Vicenza perchè troppo distante dalla sua Thiene (20km forse?).
Uno si chiede, ma come fai?
Beh semplicemente considero il fatto che, ora che l'inglese è diventato un pò più familiare (rimane pur sempre una lingua che mi fa cacà u cazz) il mio target è l'Europa, non più la mia regione o peggio ancora la mia provincia.
E visto che da Dublino a Venezia l'aereo impiega lo stesso tempo del treno che da Venezia porta a Thiene e il prezzo è più o meno simile, mi sembra normale fare 1+1 soprattutto quando, come è capitato a me oggi, uno controlla la busta paga e non sviene leggendo il numero a fianco della voce "trattenute".
Al secchione che ha già commentato dico che the perosn who doesn't make mistakes is unlikely to make anything.

C u soon mate!
Ready to come back...maybe, tanto per non perdere la mobilità...

Sunday, June 20, 2010

Il leone torna a ruggire

Ieri, dopo esattamente 1 anno e qualche mese dall'ultima partitella in terra australiana, ho indossato le scarpe da calcetto e per circa 1 ora ho dato spettacolo in un piccolo campo in erba sintetica nei pressi dell'aeroporto.
I miei due piedi rubati alla serie B (come disse un vecchio collega di Inzaghi col quale ho avuto occasione di giocare più volte in quel di Venezia) scagliavano missili da ogni posizione sotto gli occhi increduli di compagni ed avversari. E con immenso piacere, terminato il match (stravinto) per la prima volta dopo molti anni e 2 operazioni le mie unghie ex-incarnite sorridevano orgogliose alle dolorose vesciche sul tallone d'achille.
Ok, lo ammetto, in realtà la partita è stata una sofferenza (ma mollare mai, piuttosto morire), i cambi col portiere hanno evitato l'uso del defibrillatore e oggi l'acido l'attico sta festeggiando con i muscoli a suon di crampi e dolori vari.
Ecco quindi che ho deciso di mettere un pò da parte la mia "laizità" e di incominciare a praticare uno degli sport più noiosi e faticosi, ovverosia la corsa. Purtroppo risulta molto difficile al mio ego praticare uno sport dove non ci siano agonismo, contatto fisico e quella che io definisco un pò di sana violenza. Insomma io senza la partitella della domenica o senza la gara a chi arriva primo, non rendo, divento incostante. Speriamo quindi che questa buona abitudine praticata ieri tra colleghi continui a lungo.
Comunque abbiamo vinto, ed ho segnato 2 goal, that's it!
Oggi, intanto, nella stessa disciplina, qualche km più a Sud si affronteranno i due più grandi produttori di kiwi al mondo, gli uni molto bravi con la palla ovale, gli altri con quella rotonda. Speremo ben!

Tuesday, June 15, 2010

Sentirsi quasi a casa

Dopo 1 mese esatto dalla partenza e già un rientro in patria alle spalle causa matrimonio più varie ed eventuali vi dico che non mi sembra nemmeno di essere partito.
Sarà per la breve distanza che mi separa dal suolo natio rispetto alla meta precedente, sarà la frequenza dei contatti telefonici con amici e parenti, sarà che a lavoro si parla spesso italiano, sarà il mio flatmate italiano, sarà che ovunque vai nel mondo trovi un italiano e lo riconosci a distanza, forse perchè siamo il popolo che fa più rumore o forse quello che più ama mettersi in mostra.
Fattostà che anche ieri sera in occasione della partita d'esordio dell'amata nazionale ai mondiali in Sudafrica ci siamo ritrovati al pub, pochi ma buoni e, come spesso accade in queste occasioni la birra è stata ancora una volta un ottimo aggregatore sociale.
Il lavoro va abbastanza bene, non riesco ancora a delineare una figura professionale che mi definisca, inoltre com'è consuetudine nelle multinazionali, tutto scorre lento, codificato da procedure e questo va un pò contro alla mia indole che ben è rappresentata in ambito lavorativo da quell'intraducibile termine veneto spessegare che significa compiere un' azione velocemente ma efficacemente, insomma una caratteristica indelebile per coloro che nascono in questa magnifica regione.
Forse, dopo essere ritornato in patria lo scorso weel end, il fatto di aver potuto caricare in valigia una soppressa di kg 2 e una quantità imbarazzante di formaggio pincion ha reso ulteriormente piacevole questo rientro in Iralnda, facendolo sembrare un breve spostamento da pendolare della domenica sera, una specie di studente universitario fuori sede.
Dal punto di vista climatico infine, potrei mettere l'Irlanda in cima alla classifica dei miei preferiti; mentre per molti esso rappresenta un problema, per me avere una giornata tiepida, mai troppo calda, un vento leggero ma costante con mattine e serate fresche rappresenta un notevole vantaggio per la mia indole meteorologica.
That's all folks!

Sunday, June 6, 2010

Everyone but France

Così c'è scritto nella maglietta che mi son comprato in uno store del centro commerciale qui a Swords (che loro pronunciano senza la w e con la S iniziale e finale di rosa, scusate ma non conosco i simboli fonetici).
Dovete sapere che gli Irlandesi sono leggermente incazzati da quando la Francia li ha buttati fuori dal mondiale con un goal in fuorigioco e viziato da una fallo di mano di Henry; e, a differenza degli inglesi, sembrano avere il senso dell'umorismo.
Ma diciamolo, a chi stanno simpatici i francesi? E quanto avranno rosicato ieri a vedere la Schiavone trionfare al Roland Garros? A lavoro spesso sento dire dai miei colleghi: "occhio quello è francese" oppure per differenziare "è francese ma è simpatico".
Anyway ieri sono sceso a Dublino aprofittando della mattinata di sole che poi si è trasformata (come spesso accade) in un pomeriggio nuvoloso, in una serata piovosa e in una notte fresca e umida.
Insomma di male in peggio. Avevo lasciato Melbourne, la four-seasons-in-a-day-city nei suoi ultimi giorni d'estate ancora molto warm pensando di godermi una seconda estate europea e che città vado a scegliere? Mi dicono che qua d'estate raramente la temperatura supera i 22 gradi, il vento è costante e la pioggia as well.
Ma allora come fanno questi Irish ad essere sempre sorridenti? Dna, ottimismo, benessere? Macchè, molto più semplicemente birra!
Ieri verso le 12, mentre il mio palato stava ancora trasmettendo al cervello il sapore dolce ed inconfondibile delle macine e della nutella, gli irlandesi erano tutti seduti fuori dai pub con la birra in mano, e qui la birra è la pinta perchè se la ordini piccola sei uno sfigato, al massimo puoi ordinare il sidro ma la birra piccola proprio no.
Io dopo una guinnes media volevo prenderne una piccola ma la gentile oste con aria sorpresa mi ha fatto notare che è molto sconveniente non prendere la pinta perchè in proporzione costa molto meno e ti disseta di più. E cosa si può rispondere ad una signora di una certa età che ti dice questo? Nulla, se non darle atto di quanto stava asserendo ed ordinare un'altra pinta.
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