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Wednesday, June 30, 2010

A new challenge in my mind

Have you noticed how the cleverest people at school are not those who make it in life? What you learn at school are facts, known facts. Your job at school is to accumulate and remember facts. The more you can remember, the better you do. Those who fail at school are not interested in facts; or maybe the facts are not put to them in a way they find interesting. Some people simply don't have a great faculty for memory. It doesn't mean they are stupid. It means their immagination hasn't been fired up by academic tuition. People who are conventionally clever get jobs on their qualifications (tha past), not on their desire to succeed (the future). Very simply, they get overtaken by those who continually strive to be better than they are. As long as the goal is there, there is no limit to anyone's achievement. And if you fail, fail again and then fail better.
I thought a lot before choosing, but after reading this, i said to my ego: "hey mate, you're a man, you need a challenge"!

Ci sono due modi per raggiungere una meta, qualsiasi essa sia: determinare dall'inizio un percorso cercando di seguirlo nei dettagli oppure affidarsi all'istinto, revisionando di tanto in tanto il tragitto fatto e quello ancora da fare.
In entrambi i casi è il percorso ciò che conta, ciò che è utile e che rende ogni avventura unica ed entusiasmante. Una volta raggiunto l'obiettivo infatti, c'è solo il tempo di fermarsi un attimo, voltarsi per realizzare del sacrificio compiuto, godere di quanto ottenuto e poi ripartire immediatamente, ponendosi altre mete, diverse, più ambiziose, più stimolanti.
E' così per l'alpinista, per lo scienziato, per lo studente e per chiunque si ponga uno o più traguardi di qualsivoglia natura.
Fermarsi mai.
Ma quando non si ha un obiettivo, non si hanno stimoli, vengono meno le ragioni per cui compiere determinate azioni e le poche che si fanno rientrano in un processo di monotonia che purtroppo caratterizza la vita della maggior parte delle persone.
Nella mia mente mi sono sempre posto obiettivi umananmente irragiungibili proprio per non aver il pretesto di fermarmi.
Ho spesso percorso per scelta o per obbligo le vie più tortuose, quelle meno scontate, quelle dove lo spazio per camminare bastava per uno solo, quelle dove eri costretto a correre più degli altri.
Se 10 anni fa mi avessero detto che oggi sarei arrivato dove sono, dopo aver fatto tutto quello che so di avere fatto, avrei messo una firma, ma oggi no, non mi basta, e proprio per non compiere l'errore di fermarmi o di scegliere almeno una volta la via più facile ma dal finale già scontato ho scelto ancora una volta l'incertezza perchè penso al futuro visto che, se sarò fortunato, sarà quello il posto in cui dovrò andare ed il futuro è tutto fuorchè certo, e a sopravvivere non sarà il più forte ma colui che meglio saprà adattarsi al cambiamento.
Il piacere della sfida lascerà comunque un sapore indelebile a questa nuova avventura.

That's all folks!

Friday, June 25, 2010

Il lavoro mobilita l'uomo

Vediamo se c'è qualche perfettino secchione che si reca subito ai commenti per correggere il titolo senza soffermarsi a leggere questa prima riga del post dove spiego che non ho commesso alcun errore, volevo proprio dire mobilita e non nobilita
In questi giorni sto realizzando la veridicità di quanto affermato nel titolo del post.
E non solo pensando a me, ma soprattutto osservando la quantità di stranieri aggirarsi nei vari uffici open spaces della compagnia; basti poi pensare a tutte le multinazionali presenti intorno a Dublino ed il risultato appare davvero sorprendente.
Circa due mesi fa mi chiama una signorina dall'Irlanda e mi chiede con un inglese tristemente francesizzato se sarei stato disposto a sostenere un colloquio qualche giorno dopo in quel di Swords. Io, con la semplicità che mi caratterizza ho accettato la proposta e in meno di mezz'ora avevo prenotato aereo, hotel e riconfermato la presenza in data ed orario precedentemente fissato. Ed eccomi qua.
Come se non bastasse dopo appena due settimane di permanenza in Irlanda la scena si ripete, questa volta a chiamare sono altre due signorine dall'Italia, ed io mi precipito a prenotare volo e ad organizzare al meglio le interviews.
Pensando a tutto ciò sorrido quando mi sovviene il ricordo di un collega neolaureato che ai tempi si rifiutava di sostenere un colloquio a Vicenza perchè troppo distante dalla sua Thiene (20km forse?).
Uno si chiede, ma come fai?
Beh semplicemente considero il fatto che, ora che l'inglese è diventato un pò più familiare (rimane pur sempre una lingua che mi fa cacà u cazz) il mio target è l'Europa, non più la mia regione o peggio ancora la mia provincia.
E visto che da Dublino a Venezia l'aereo impiega lo stesso tempo del treno che da Venezia porta a Thiene e il prezzo è più o meno simile, mi sembra normale fare 1+1 soprattutto quando, come è capitato a me oggi, uno controlla la busta paga e non sviene leggendo il numero a fianco della voce "trattenute".
Al secchione che ha già commentato dico che the perosn who doesn't make mistakes is unlikely to make anything.

C u soon mate!
Ready to come back...maybe, tanto per non perdere la mobilità...

Sunday, June 20, 2010

Il leone torna a ruggire

Ieri, dopo esattamente 1 anno e qualche mese dall'ultima partitella in terra australiana, ho indossato le scarpe da calcetto e per circa 1 ora ho dato spettacolo in un piccolo campo in erba sintetica nei pressi dell'aeroporto.
I miei due piedi rubati alla serie B (come disse un vecchio collega di Inzaghi col quale ho avuto occasione di giocare più volte in quel di Venezia) scagliavano missili da ogni posizione sotto gli occhi increduli di compagni ed avversari. E con immenso piacere, terminato il match (stravinto) per la prima volta dopo molti anni e 2 operazioni le mie unghie ex-incarnite sorridevano orgogliose alle dolorose vesciche sul tallone d'achille.
Ok, lo ammetto, in realtà la partita è stata una sofferenza (ma mollare mai, piuttosto morire), i cambi col portiere hanno evitato l'uso del defibrillatore e oggi l'acido l'attico sta festeggiando con i muscoli a suon di crampi e dolori vari.
Ecco quindi che ho deciso di mettere un pò da parte la mia "laizità" e di incominciare a praticare uno degli sport più noiosi e faticosi, ovverosia la corsa. Purtroppo risulta molto difficile al mio ego praticare uno sport dove non ci siano agonismo, contatto fisico e quella che io definisco un pò di sana violenza. Insomma io senza la partitella della domenica o senza la gara a chi arriva primo, non rendo, divento incostante. Speriamo quindi che questa buona abitudine praticata ieri tra colleghi continui a lungo.
Comunque abbiamo vinto, ed ho segnato 2 goal, that's it!
Oggi, intanto, nella stessa disciplina, qualche km più a Sud si affronteranno i due più grandi produttori di kiwi al mondo, gli uni molto bravi con la palla ovale, gli altri con quella rotonda. Speremo ben!

Tuesday, June 15, 2010

Sentirsi quasi a casa

Dopo 1 mese esatto dalla partenza e già un rientro in patria alle spalle causa matrimonio più varie ed eventuali vi dico che non mi sembra nemmeno di essere partito.
Sarà per la breve distanza che mi separa dal suolo natio rispetto alla meta precedente, sarà la frequenza dei contatti telefonici con amici e parenti, sarà che a lavoro si parla spesso italiano, sarà il mio flatmate italiano, sarà che ovunque vai nel mondo trovi un italiano e lo riconosci a distanza, forse perchè siamo il popolo che fa più rumore o forse quello che più ama mettersi in mostra.
Fattostà che anche ieri sera in occasione della partita d'esordio dell'amata nazionale ai mondiali in Sudafrica ci siamo ritrovati al pub, pochi ma buoni e, come spesso accade in queste occasioni la birra è stata ancora una volta un ottimo aggregatore sociale.
Il lavoro va abbastanza bene, non riesco ancora a delineare una figura professionale che mi definisca, inoltre com'è consuetudine nelle multinazionali, tutto scorre lento, codificato da procedure e questo va un pò contro alla mia indole che ben è rappresentata in ambito lavorativo da quell'intraducibile termine veneto spessegare che significa compiere un' azione velocemente ma efficacemente, insomma una caratteristica indelebile per coloro che nascono in questa magnifica regione.
Forse, dopo essere ritornato in patria lo scorso weel end, il fatto di aver potuto caricare in valigia una soppressa di kg 2 e una quantità imbarazzante di formaggio pincion ha reso ulteriormente piacevole questo rientro in Iralnda, facendolo sembrare un breve spostamento da pendolare della domenica sera, una specie di studente universitario fuori sede.
Dal punto di vista climatico infine, potrei mettere l'Irlanda in cima alla classifica dei miei preferiti; mentre per molti esso rappresenta un problema, per me avere una giornata tiepida, mai troppo calda, un vento leggero ma costante con mattine e serate fresche rappresenta un notevole vantaggio per la mia indole meteorologica.
That's all folks!

Sunday, June 6, 2010

Everyone but France

Così c'è scritto nella maglietta che mi son comprato in uno store del centro commerciale qui a Swords (che loro pronunciano senza la w e con la S iniziale e finale di rosa, scusate ma non conosco i simboli fonetici).
Dovete sapere che gli Irlandesi sono leggermente incazzati da quando la Francia li ha buttati fuori dal mondiale con un goal in fuorigioco e viziato da una fallo di mano di Henry; e, a differenza degli inglesi, sembrano avere il senso dell'umorismo.
Ma diciamolo, a chi stanno simpatici i francesi? E quanto avranno rosicato ieri a vedere la Schiavone trionfare al Roland Garros? A lavoro spesso sento dire dai miei colleghi: "occhio quello è francese" oppure per differenziare "è francese ma è simpatico".
Anyway ieri sono sceso a Dublino aprofittando della mattinata di sole che poi si è trasformata (come spesso accade) in un pomeriggio nuvoloso, in una serata piovosa e in una notte fresca e umida.
Insomma di male in peggio. Avevo lasciato Melbourne, la four-seasons-in-a-day-city nei suoi ultimi giorni d'estate ancora molto warm pensando di godermi una seconda estate europea e che città vado a scegliere? Mi dicono che qua d'estate raramente la temperatura supera i 22 gradi, il vento è costante e la pioggia as well.
Ma allora come fanno questi Irish ad essere sempre sorridenti? Dna, ottimismo, benessere? Macchè, molto più semplicemente birra!
Ieri verso le 12, mentre il mio palato stava ancora trasmettendo al cervello il sapore dolce ed inconfondibile delle macine e della nutella, gli irlandesi erano tutti seduti fuori dai pub con la birra in mano, e qui la birra è la pinta perchè se la ordini piccola sei uno sfigato, al massimo puoi ordinare il sidro ma la birra piccola proprio no.
Io dopo una guinnes media volevo prenderne una piccola ma la gentile oste con aria sorpresa mi ha fatto notare che è molto sconveniente non prendere la pinta perchè in proporzione costa molto meno e ti disseta di più. E cosa si può rispondere ad una signora di una certa età che ti dice questo? Nulla, se non darle atto di quanto stava asserendo ed ordinare un'altra pinta.

Saturday, May 29, 2010

percorso inverso (101)

Il day program era di alzarmi tardi, colazionare con Lei, guardarmi la tappa e poi scendere a Dublino per la prima visita ufficiale e cazzeggiante della città.
Ho rispettato quasi tutto il programma ma forse il month end che mi ha occupato giovedì e venerdì sera fino alle 10.30 pm ha avuto la meglio sul mio entusiasmo da turista per caso e quindi dopo una consistente assuefazione da nutella e una tappa incolore del giro d'Italia ho indossato le pantofole ed ho imitato Freddie Mercury nel video I want to break free, lavatrice, pulizie e cazzeggio. Aggiungiamoci poi che dopo una settimana insolita all'insegna del sole è tornato il tipico irish weather con pioggerellina bastarda, venticello, nuvole e umidità.
Per fortuna all'ora di cena il mio flatmate mi ha ricordato la promessa da marinaio fattagli ad inizio settimana e quindi con mio immenso piacere mi sono apprestato a preparare una fuckin' carbonara. Risultato: 6.5.
In realtà ciò che volevo dire è che dopo 2 settimane non ho ancora visto Dublino e proprio pochi minuti fa mi soffermavo a pensare quanto differente sia stato questo espatrio rispetto a quello fatto in Australia nel lontano dicembre 2008.
Qui avevo già un lavoro, ma non conoscevo nessuno, non avevo una casa, non sapevo nemmeno come muovermi per fare la spesa (che poi a che ti serve la spesa se non hai una cucina?), avevo portato con me lo stretto necessario per un'autonomia massimo di 1 settimana. Ero focused 100% sul lavoro.
In Australia sono arrivato che conoscevo già almeno 5/6 persone, dopo 2 giorni avevo una casa, un conto in banca, un numero australiano, il file tax number, l'assicurazione sanitaria, la valigia pesava 40 kg e m'ero portato pure la Bialetti perchè non si sa mai e in una settimana conoscevo le vie ed i numeri dei tram di Melbourne come le mie tasche e sapevo dove approvigionarmi di qualsiasi cosa. Insomma a parte il lavoro ero organizzato come una giovane marmotta che parte per il campo mobile. Poi son tornato.
Vuoi vedere che stavolta....

ps. prometto che domani o al massimo next we scendo a Dublino e faccio qualche foto.

Tuesday, May 25, 2010

...to Dublin

Come potete vedere dal nuovo titolo From Melbourne to Dublin ci son volute solo 3 settimane per farmi capire che l'Italia ancora non mi merita (ahah) o forse ho realizzato che dopo 1 anno e mezzo di Australia riadattarsi alla vita stressata veneta era davvero un suicidio o forse ancora ho semplicemente voluto prendere un altro side track perchè...non si sa mai.
Ecco che, sempre come il noto castratore di canguri, ho preso la palla al balzo e mi son fiondato a Nord, in Irlanda, a Dublino, precisamente a Swords (eh si spade, che è sempre meglio di Seghe).
Nel bel mezzo della crisi economica, qui, dove hanno tagliato migliaia di posti io ho trovato lavoro (nel mio settore, non cito i dettagli perchè visto da fuori appartengo alla categoria delle persone poco interessanti lavorativamente parlando).
Che dire, ho rispettato quanto scritto nell'ultimo paragrafo dell'ultimo post scritto downunder.
Per ora penso sia abbastanza.
Ho ritrovato lo slang, ho ritrovato un popolo di bevitori, ho ricominciato a sherare una casa, prendo ancora i mezzi pubblici e come vedete ho ripreso a scrivere su questo blog...insomma non è cambiato quasi niente e visto che tra l'altro non sono metereopatico, posso quasi dire che l'Irlanda per ora ha molto in comune con l'Australia....seeee.
C u mates

Wednesday, April 14, 2010

Metodo: improvvisazione

Eh già, la mia ancora, il famigerato piano B, l'improvvisazione...quella che mi ha salvato troppe volte, il classico asso nella manica, quello che lascia tutti di stucco quando le cose sembrano oramai destinate ad un fine già scontato (tanto per dirla in gergo calcistico, il 5 maggio del 2002)...e così anche ora eccomi qua ad improvvisare...e magari ancora una volta a sorprendermi e stupirmi...
Oggi questo blog, arrivato al 99esimo post ha deciso di fare una pausa. Nato un pò per caso, un pò per moda, un pò per comodità di poter condividere, discutere, rispondere evitando centinaia di email ad personam....forse anche un pò (molto) per ego.
Ho provato a raccontare al meglio, ma senza dilungarmi troppo e cercando di dare un senso di utilità, questa avventura downunder e devo dire che sono soddisfatto del risultato che si può misurare dal numero delle visite e dai commenti...ma al di là del risultato la consapevolezza dell'impegno profuso rende l'aspetto ancor più entusiasmante.
Ma si sa, tutto ha un inizio ed una fine...e anche per questo blog è arrivato il momento di fermarsi, magari momentaneamente, forse per sempre!.
E' arrivato il momento di scegliere e siccome la scelta è personale non la posso condividere con tutti voi fedeli lettori!
Ma la possibilità di scegliere è una cosa unica, che permette di far coincidere la parola fine con inizio... finisce quest'esperienza australiana e ne inizia un'altra...
In tutto questo arco di tempo non ho scelto niente, ho lasciato che le cose accadessero non tanto perchè sia un fatalista bensì per cercare qualcosa di imprevedibile che potesse rendere diverso ogni giorno. Quando si ha la fortuna di scegliere si programma tutto o quasi e si segue una direzione ben precisa per arrivare all'obiettivo prefissato. Ma ciò può essere molto pericoloso perchè rischia di nascondere i "side tracks" insiti in ogni esperienza di vita.
Ed inoltre non si posson far programmi a lungo termine perchè nel lungo termine siamo tutti morti (J.M. Keynes).
In questi mesi ho sentito numerose storie di ragazzi scesi downunder quasi per caso...Mirko che chiaccherando in un pub a Londra con degli amici più di 8 anni fa sulla possibilità di farsi un trip all around australia, si trova ora ad essere cittadino australiano con tanto di donna al seguito...non era il suo obiettivo primario, è successo per caso, un side track appunto eppure oggi quel side track è diventata la via principale senza alcun tipo di programmazione o altro. Peppe, da mancato infermiere a Firenze che dopo aver sbagliato la data dell'esame nel 2004 ha deciso di farsi una breve esperienza australiana per poi ritentarlo l'anno successivo....ed invece si ritrova qui da più di 5 anni con l'intenzione di rimanerci...e così molti altri che senza scegliere o cercare qualcosa di particolare si sono ritrovati tra le mani la possibilità di scegliere ciò che mai avrebbere pensato possibile.
Per me l'Australia era la main road e pian piano è diventata un side track che come tale finisce o meglio si ricongiunge direttamente o tramite altri alla strada principale...un percorso inverso insomma rispetto a molti.
Non è una rinuncia, beninteso, anzi, piuttosto una consapevolezza maturata proprio grazie all'aver vissuto quest'esperienza, che via via mi ha portato ad apprezzare ciò che avevo lasciato!
Mi mancheranno molte cose di questo posto, i bbq, i trams, la liberta’ di poter girare in canotta e shorts senza che nessuno ti consideri un albanese, la quantita’ di gnocca per metro quadro, la possibilita’ di scegliere tra mangiare cinese, giapponese, thai, vietnamita nell’arco di 200mt., la colazione a toorak alle 7 del mattino dopo aver attraversato un parco grande come il mio paese con gli opossum che si avvicinano nella speranza di essere feed-ati, i kebabbari aperti fino alle 6 del mattino, le night out a tentar fortuna al crown casino e poi tutti da maccas o hungry jacks a mangiare porcherie, la spesa del sabato mattina al QV market con i cantori e le aste dove si compra tutto a 1 dollaro, il poter bestemmiare in liberta’ a lavoro senza che nessuno ti capisca, il blog che mi tiene comunque impegnato, ma a consolarmi ci sara’ la consapevolezza di aver vissuto tutto cio’ in prima persona.
L'Australia è un paese ancora molto vivibile e civile, molto più della nostra povera madre patria. E' senz'anima a detta di alcuni, affascinante a detta di altri. Io non posso e non mi sento di dar alcun giudizio; è sicuramente un paese che offre ancora qualche possibilità, di far che non lo so ma è sicuramente diverso, troppo diverso dall'Europa, senza quindi quei tratti sociali e culturali ben marcati che distinguono i nostri "piccoli" paesi del vecchio continente.
Non preoccupatevi, la mai indole nomade non è placata, anzi!
Prendo un altra direzione, puntando sempre avanti, non tanto per raggiungere qualcosa, ma semplicemente per non fermarsi mai perchè la meta in realtà non esiste, quello che conta è il percorso fatto e da fare!
Me ne torno in Europa (ed almeno all'inizio tenterò di evitare l'Italia) arricchito da quest'esperienza che consiglio a tutti ma ovviamente so che a viverla saranno sempre in pochi....per gli altri è sufficiente questo blog!

Life is a journey!
c u mates!

Monday, April 5, 2010

Loris, se rimani disoccupato...

Abbiamo trovato il lavoro per te.
Complice la tua voce baritona, capace di frantumare un servizio di cristallo con un semplice "ciao", se mai dovessi rimanere disoccupato o insoddisfatto della tua posizione lavorativa eccoti una possibilità downunder: il cantore all'asta del Queen Victoria Market.



Questo mercato è diventato un must dei sabati Melbourniani, un buon motivo per affinare le nostre già discrete competenze in materia di BBQ.
Qui infatti ci siamo riforniti costantemente di carne, pesce, frutta e verdura a prezzi incredibili.
Dalle 6 del mattino, dal mercoledì alla domenica, un incessante processione di gente popola questo mercato, il più famoso di Melbourne che dà il meglio di se verso le 13, qualche istante prima della chiusura, quando i cantori danno vita all'asta e tutto viene svenduto nell'arco di mezzora.
Ed è qui che gli australiani vanno in crisi.
Il motivo? Semplice, qui si paga quasi tutto cash e per un popolo indebitato alle stelle come questo, abituato all'utilizzo della carta di credito con la stessa frequenza con la quale si respira, il risultato è piuttosto imbarazzante. File di persone ai bancomat che prelevano contante e si stampano la ricevuta per controllare il saldo. Sarà la mia deformazione professionale, sarà la diversa provenienza e le diverse abitudini ma io in ogni momento della mia giornata so quanti soldi ho in banca, al centesimo.
Le facce che si vedono invece di fronte agli ATM sono a dir poco comiche: occhi spalancati e naso all'insù in segno di incredulità verso il saldo che inesorabilmente mostra la ricevuta!
Anbelivabol penso io! Per loro invece è normale, qualche attimo di imbarazzo e poi via di nuovo a far spese pazze!
That's Melbourne!

Wednesday, March 31, 2010

Ciao bombarolo, come stai?

Quando esplodera' la bomba? Quando l'hai messa qua? Dove l'hai messa? A cosa assomiglia la bomba? Che tipo di bomba e'? Cosa la fara' esplodere? L'hai messa tu? Perche'? Come ti chiami? Dove sei? A che indirizzo?
Io non ci credo ancora e continuo ad immaginare la faccia e le risate dell'ipotetico bombarolo al quale potrebbero esser poste queste domande da un operatore idiota.
Questo infatti e' quanto prevede la Bomb threat checklist (fornita ai dipendenti da molte aziende) in caso suonasse il telefono e dall'altra parte della cornetta rispondesse un sedicente bombarolo.
Ora, con tutta la piu' buona volonta' se mi arrivasse una chiamata del genere mi limiterei ad alzare le chiappe dalla mia sedia e con scatto da Usain Bolt correrei al pub ad ordinare una birra.
Mi chiedo chi sia l'imbecille che ha ideato questo cartoncino di condotta con queste domande idiote alle quali sicuramente il bombarolo risponderebbe, ovvio!
Voglio dire, tu operatore sai che potrebbe esserci una bomba nel tuo ufficio e stai al telefono mezzora con l'ipotetico bombarolo per farti deridere? O per cercare di capire che accento ha? il sesso? l'eta'? da dove sta chiamando?
Ma la cosa più sconvolgente secondo me è che diversi dei miei colleghi lo farebbero davvero.
Ancora una volta, paese che vai...

Tuesday, March 23, 2010

Toorak come la Vicenza bene, Coburg come Caltrano

Qui a Melbourne la divisione etnica e sociale tra i diversi quartieri è molto, molto marcata.
Me l'hanno sempre raccontato i miei amici che vivono qui da diverso tempo e me ne sono reso conto la settimana scorsa mentre stavo facendo colazione a Toorak dopo il mio shift notturno. E' stato un deja vu. Ho rivisto la Vicenza bene, quella delle mamme che al mattino accompagnano i pargoli a scuola con i Suv (si sa a Vicenza mandrie di bisonti inferociti attraversano le strade accidentate ed è indispensabile possedere un Suv lungo 5 metri per poter procedere agevolmente), i giovani "monager" con la 24 ore e la cravatta ancora aperta con cappuccio e brioches a godersi gli ultimi minuti di libertà prima di autoinfliggersi ore e ore di frustrazioni ed abnegazione, i ragazzi in adolescenza griffati da testa a piedi che con aria svogliata si incamminano verso scuola e cosi' via.
Qui a Toorak e così a Prahran, Camberwell, Balwyn, Williamstown e Brighton vivono i ricchi, quelli veri, quelli che amano farsi vedere e stare coi loro simili.
Diverso, parecchio diverso è il quadro che ti si può presentare agli occhi pochi chilometri più a Nord, dove vivo io, a Coburg.
Qui un miscuglio di razze (italiani, arabi, libanesi, cinesi) si muovono up 'n down per la sydney road con le auto più scassate. Anche i negozi rispecchiano perfettamente il life style: vetrine sporche con scritte anni 50, vestiti che noi daremmo forse in missione nello Zaire.
Per non parlare delle case, baracche che raramente hanno visto il cemento ma che per uno strano fenomeno immobiliare sono molto richieste.
Un altro quartiere particolare ad est di Melbourne è Box Hill, dove attualmente vive anche il nostro compagno di merende Alessio, il romanaccio. Scendendo dal treno, dopo nemmeno 2 minuti ci si rende subito conto delle potenzialità colonizzatrici dei cinesi. Questo suburb infatti è un avamposto asiatico, cinese in particolare. Nel grande centro commerciale della stazione lo straniero sei tu che non hai gli occhi a mandorla.
Lo stesso si può dire per Footscray, situato poco ad ovest di Melbourne.
Merita di essere citato Carlton, un paio di km a nord del centro, il primo insediamento italiano dove si trova Lygon st. quella che in teoria dovrebbe essere little italy ma che in realtà sta diventando little un cazzo, e a gestire i locali ci sono sempre più cinesi ed arabi.
Poco più a nord si trova Brunswick, uno dei quartieri più grandi di Melbourne, quello logisticamente meglio dislocato rispetto alla città, tagliato in due dalla sydney rd., etnicamente molto variegato con un discreto numero di Turchi kebabbari.
Leggermente più ad est si trova Fitzroy, il mio quartiere preferito. E' un revival '70.
Qui si possono ancora vedere i punk, i locali suonano musica dal vivo e la gente veste in modo parecchio alternativo. E' il quartiere ideale per il friday night, molto frequentato da aussie.
Abbastanza simile per divertimenti e night life è St. Kilda, poco a sud del city centre, dislocata lungo la baia, un quartiere piuttosto costoso ma altrettanto trendy. Case con vista in riva al mare e locali alla moda, il tutto a due passi dalla città.
Tornando a nord si trova Northcote, un bel suburb, pulito, ordinato, con molti spazi verdi, poco distante dalla città ma allo stesso tempo tranquillo. Dicono stia diventando il quartiere culturale dove vivono molti professionisti quali dottori, avvocati e commercialisti.
Non a caso negli ultimi tempi i prezzi delle case hanno avuto impennate pazzesche.
Una casetta affiancata qui può sfiorare tranquillamente il milione di dollari, 10 km più a nord la stessa casa si può trovare a 400 mila dollari.
Potendomelo permettere è forse il quartiere dove comprerei casa.
Concludo citando Thornbury il quartiere dove ho vissuto per quasi 11 mesi, assieme a Preston roccaforte di indiani, per lo più studenti, con un buon numero di greci ed italiani.
Zona tranquilla, ben servita dai trasporti, trascurata lungo l'arteria principale che porta in città ma molto curata all'interno dei singoli isolati composti per lo più da villette e case singole con tanto tanto verde a disposizione.
Ecco quindi che dopo questa breve panoramica, seppur limitata, è facile capire perchè una delle prime domande quando si fanno nuove conoscenze qui a Melbourne riguarda il quartiere da cui provieni.
Quindi se una ragazza ti risponde : "I live in Toorak", bisogna rassegnarsi al fatto che quella sera i 100 dollari non ti basteranno nemmeno per l'aperitivo.

Tuesday, March 16, 2010

prostituzione, concorrenza e felicità

intro: poesia veneziana

mea tiro finche' posso, no lo mollo questo osso
tuti che mea domanda, ma la resta nela mudanda
ora vecia, freda e slassa ma la voia no me passa
e pensar la fila che gh'era da darla via quasi ogni sera
adesso che nessuni la vol pi go capio che la mona son sta mi
se podesse tornar indrio daria via anca el de drio

So che ricevero' molte critiche a questo post, magari molti si limiteranno a pensarle altri a scriverle sotto forma di commento. Ma tant'e' quando si ricevono critiche significa che si suscita interesse e quindi va bene cosi'.
Questo in pillole il ragionamento: l'australiana la da' piu' facilmente perche' ha tanta concorrenza, nel senso che se non opera in tal modo da me definito socialmente utile, l'australiano va dalla concorrenza.
L'australiano quindi da una parte o dall'altra la prende ed e' felice e rilassato.
Un giorno un emerito professore di giurisprudenza ad una conferenza ad Harvard se ne e' uscito davanti alla platea di cui potete immaginare la composizione (intendo eravamo ad Harvard non a Porto Tolle) con un affermazione piu' o meno del genere. Nella fattispecie il noto docente, fervente cattolico asseri' che, se si facesse piu' sesso, magari di gruppo, ci sarebbero meno omicidi e meno violenza in generale. Concordo pienamente.
La prostituzione legalizzata e' sicuramente un passo in avanti rispetto alla situazione attuale italiana. Essa genera ricchezza per lo Stato in termini di gettito fiscale. E' la massima espressione di liberta' dell'individuo. Non avrai amare sorprese perchè sai a priori quanto spenderai in quanto, come dice il saggio Nicolino, la donna che si paga meno e' quella che si paga subito.
Genera una sana concorrenza nel senso che TU gnocca (italiana) che te la tiri, se non me la dai io vado dalla concorrenza e tu ti attacchi!
Conseguentemente la gnocca comincera' ad avere meno spasimanti e meno motivi per tirarsela, a quel punto la dara' ed i fortunati non andranno a prostitute nel periodo di gentile concessione.
Insomma la prostituzione legalizzata e' uno step indispensabile per autolimitarsi ed autoregolarsi.
Caspita si vede che ho studiato economia!

ps. E poi non e' vero che e' il lavoro piu' antico del mondo. Prima c'erano i dentisti ed i notai. Poi le donne per poter pagare le parcelle hanno cominciato a prostituirsi!

Wednesday, March 10, 2010

Semplice a tutti i costi

Avete mai preso in mano una busta paga italiana? Beh, io si. Diciamo che non mi limitavo ad osservarla ma, per lavoro, mi facevo parecchie pippe mentali per cercare di spiegarmi come potesse una mente normale rendere un documento così incomprensibile e complicato, ma tant'e' nel nostro Bel Paese qualsiasi cosa deve seguire questa logica (altrimenti ci troveremo con notai, commercialisti ed avvocati in mezzo alla strada a chiedere l'elemosina).
I termini poi sono a dir poco arcaici e tecnicissimi. Qualcuno di voi (operatori del settore esclusi) mi sa spiegare cos'e' il superminimo o la contingenza base? Ok dai almeno ditemo cos'e' il ral, o perche' ci siano tutte quelle miriadi di voci quali l'addizionale regionale, comunale ed i relativi acconti.
Non si potrebbero raggruppare in un'unica voce chiamata pippo o pluto? Che senso ha creare un documento che nessuno può capire?
Qui in Autralia la mia busta paga me la potrebbe fare il mio cane Pepe. E' di una semplicita' imbarazzante. A volte penso l'abbiano copiata pari pari dalle scritture rupestri degli aborigeni.
Ci sono pochissime componenti, il totale ore lavorate nel periodo, la paga lorda per ora che moltiplicati tra loro danno lo stipendio lordo, poi solitamente il 9% di questo importo va a formare la superannuation (una sorta di contribuzione che ogni datore di lavoro e' tenuto a versare, una specie di tfr), infine le tasse e per differenza lo stipendio netto.
Per non parlare della dichiarazione dei redditi.
In Italia il più comune è il modello 730 che tra istruzioni (70 pag. più 10 per i codici paese) e moduli da compilare (12 pag. per il 2010) darebbe filo da torcere a qualsiasi utente fai-da-te, anche esperto. Bene quanti di voi (Loris tu non fai testo) hanno provato a farlo?
Qui la dichiarazione dei redditi la possono usare come test d'ammissione per la scuola carabinieri.
Ci sono le caselle da colorare ed i puntini da congiungere come nella settimana enigmistica.
Se poi aggiungi che quando sei a credito i soldi ti arrivano in c/c dopo circa 15 gg ...

Saturday, March 6, 2010

The Ipod generation

I was in the pub yesterday when I suddenly realised I desperately needed to fart. The music was really, really loud, so I timed my farts with the beat. After a couple of songs, I started to feel better. I finished my pint and noticed that everybody was staring at me. Then I suddenly remembered that I was listening to my iPod.

Questo aneddoto riassume perfettamente il modo di trascorrere il tempo della maggior parte della gente nei cosiddetti tempi morti ovverosia nei mezzi pubblici, in pausa lavoro e non solo, in auto, camminando per le strade, al supermerket, quando si fa jogging etc. etc.
C'è chi poi non si limita all'uso delle cuffie ma rende partecipi gli sfortunati passanti e vicini di posto. Tutto va bene finchè non ci si imbatte in qualche indianino che convinto di essere fico ascolta a tutto volume il punjabi remix, una sorta di disco music di canzoni popolari indio-pakistane. Praticamente gelato gelato al cioccolato di Pupo remixata da Dj Fargetta.
Could u imagine?

Tuesday, March 2, 2010

Traduzione vs interpretazione

Ti accorgi che stai imparando una nuova lingua, nella fattispecie l'inglese quando pensi in inglese, sogni in inglese e soprattutto quando traducendo dall'inglese alla tua lingua madre hai difficolta' perche' non trovi i termini appropriati a dare lo stesso senso al contesto.
La prima volta che ho tradotto il mio curriculum vitae dall'italiano all'inglese mi sono limitato ad una traduzione secca, fredda a volte insipida e priva dell'enfasi che lo stesso aveva in lingua madre. Successivamente, grazie allo step up fatto in questi mesi downunder il resume e' stato via via modificato fino a diventare un curriculum aggressivo, interessante che oramai aveva un' impronta originale e non sembrava nemmeno un lontano parente di quello scritto in italiano, eppure erano scritte le stesse cose, ma non tradotte bensi' interpretate.
Ho realizzato tutto cio' quando recentemente in seguito a pensieri lugubri di un anticipato rientro in madre patria ho pensato di riscrivere un curriculum partendo da quello in inglese.
Il risultato: impossibile. Questo in quanto ho provato a tradurlo parola per parola senza appunto adattarlo alle richieste severe della lingua italiana ottenendo un documento privo d'anima che sembrava fosse scritto da un analfabeta. Ovviamente l'ho riscritto da punto a capo.
La stessa sensazione l'ho avuta quando ho tradotto alcune specifiche dei nostri clienti dall' inglese all'italiano. Molti termini non possono essere tradotti (soprattutto dall'italiano all'inglese), devono essere interpretati ed adattati a quelli usati nel diverso idioma.
Si pensi ad esempio alla parola simpatico, non esiste una traduzione appropriata in inglese.
Certo esiste nice, cute, fine, ducky ma non e' la stessa cosa. La parola che piu' si avvicina a simpatico e' likeable, ma avete mai sentito uno dirvi what a likeable person?
Semplicemente perche' non si usa o si usa pochissimo, mentre noi ne abusiamo.
Vi ricordate come hanno tradotto walkabout nel primo Mr Crocodile Dundee? "girin'giro".
No comment!
Ora piu' che mai capisco quanto possa essere complicato fare l'interprete.

Wednesday, February 24, 2010

e se avessero gia' capito tutto?

Febbraio in questo blog è stato sicuramente il mese della cultura grazie ai post del mio socio.
Voglio concludere coerentemente questo mese sulla stessa linea d'onda.
Amo mettermi in discussione e questo vuol essere una sorta di pseudo-risposta ai numerosi post pubblicati finora che sostengono una certa "superiorita'" culturale e sociale del nostro bel paese nei confronti di questa magnifica terra dimenticata da tutti.
Abbiamo criticato la loro lingua, i loro usi e costumi, la mancanza di storia e l'apparente superficialita' di questa gente, il loro take it easy ed il loro sistema universitario.
Nell'ultimo post il mio socio ha sostenuto in modo non propriamente inconfutabile che sia un male il fatto che stiamo perdendo (e qui molto piu' di noi) l'uso di un lessico di un certo livello relegandolo ai topi di biblioteca.
Premesso che nel 1870 circa i 2/3 della popolazione italiana non sapeva nemmeno fare la propria firma, io non sono d'accordo.
Infatti (io che non ho fatto le "scuole alte") rispondo che grazie ad esempio al linguaggio di Mauro Corona molte persone hanno avuto accesso alla lettura che rappresenta in ogni caso una forma non meno nobile di cultura. Il grande scalatore, scultore e scrittore sosteneva in una recente intervista su LA7 che se lui avesse scritto epistassi invece che sangue dal naso le massaie (e aggiugno io molti altri professionisti) avrebbero avuto un accesso limitato ed una lettura piu' ostica.
Chi avesse cercato un linguaggio d'elite avrebbe potuto tranquillamente trovarlo nei milioni di libri impolverati, ospitati nelle biblioteche di tutto il mondo. Quello che invece e' mancato per molti anni e' stato un liguaggio semplice (dichiaratamente semlice) che permettesse a molti di poter accedere alla conoscenza. Insomma una questione di scelta che prima non c'era ed ora c'e', grazie anche e sopratuttto ad internet.
Henry Ford diceva che il vero progresso c'e' quando la conoscenza e' alla portata di tutti.
E lo spot della fondazione di Ayrton Senna che sfama ogni giorno centinaia di migliaia di bambini recita: "give everyone a chance".
Anzi diro' di piu', dobbiamo fare ancora grandi passi in tal senso perche' con lo stesso obiettivo per il quale e' stato creato l'esperanto dovremo cercare di rendere l'inglese ancora piu' semplice, alla portata di tutti.
A questo punto, tornando al nostro confronto italia-australia, io che so di non sapere niente vi chiedo (e mi chiedo) come mai loro, con tutti i difetti sopraelencati, hanno un Paese piu' civile del nostro, meno corrotto, senza grossi problemi sociali ed economici, con un'apertura invidiabile verso le altre etnie e che viene spesso inserito ai primi posti delle classifiche mondiali per vivibilita'?
Ovviamente chi ha gia' capito da che parte mi sto dirigendo e vuole contraddirmi stara' sicuramente pensando che la cultura non c'entra con tutto questo.
Bene, allora vi chiedo a cosa serve?
O meglio, quando si afferma che qua (dico qua ma intendo tutti quei paesi filo americani accomunati dalle nostre critiche) manca la cultura bisogna forse chiedersi cos'e' la cultura.
Da wikipedia: Il concetto moderno di cultura può essere inteso come quel bagaglio di conoscenze ritenute fondamentali e che vengono trasmesse di generazione in generazione.
Una concezione umanistica o classica presenta la cultura come la formazione individuale, un'attività che consente di "coltivare" l'animo umano; in tale accezione essa assume una valenza quantitativa, per la quale una persona può essere più o meno colta.
Una concezione antropologica o moderna presenta la cultura come il variegato insieme dei costumi, delle credenze, degli atteggiamenti, dei valori, degli ideali e delle abitudini delle diverse popolazioni o società del mondo.
Per concludere faccio un esempio molto banale.
La nostra cultura ci impone di frequentare determinati ambienti di lavoro con decoro.
Il tutto si traduce in pantaloni, camicia e scarpe che coprano interamente il piede anche ad agosto, con i clima che sparano aria a 18 gradi.
Questa e' cultura? Per me e' ignornaza.
Non sarebbe piu' conforme agli insegnamenti di educazione civica vestirsi adeguatamente alla stagione, risparmiando soldi e inquinando di meno nell'uso del condizionatore d'aria.
E se questi australiani avessero gia' capito tutto in anticipo usandoci come civilta'da cui non prendere esempio alcuno rinunciando ben volentieri a quella cultura nella quale riponiamo tutta la nostra saccenza e dietro la quale ci nascondiamo ogni qual volta non sappiamo ammettere la nostra arretratezza sociale?

Wednesday, February 17, 2010

Points of view (sandro's post)

Non ho mai messo in dubbio il fatto che le cose che imparo, e vedo, per strada siano effettivamente quelle che si vorrebbe far entrare nella testa della gente. Credo che molto spesso, se non sempre, ci siano due lingue, due culture e due modi di vivere completamente differenti l'uno dall'altro ma che coesistono senza sfiorarsi... Da una parte la cultura della scuola, dall'altra la cultura della strada.
Da una parte il modo di pensare che ci fa rispondere 'yes i am' 'How are you', dall'altro il 'yea mate' sparato di rimando alla medesima domanda. Non mi dilungherò sulle (inutili) analisi che questo coesistere di modus vivendi comporta all'atto pratico, ne cercherò di spiegare come, secondo me, un miscuglio di razze porti inevitabilmente alla semplificazione di una lingua, da una parte, e alla improcrastinabile obsolescenza dei concetti imparati sui libri di scuola, dall'altra. Quello che mi preme descrivere sono i mostri generati dalla spersonificazione di una cultura secolare, debole per la verità in Australia per ovvie ragioni, e le incomprensioni che nascono da una costola del 'semplice ad ogni costo' a livello linguistico. Giorni fa per motivi che non ricordo ho chiesto ad un conoscente la traduzione della parola 'buccia': lui mi risponde semplicemente 'skin'. Mosso più da incredulità che da curiosità sono andato a vedere nel vocabolario ed anche se la traduzione letterale corrisponde a 'peel' effettivamente si puó usare anche 'skin'. Il problema non è questo, anche in Italia sbagliando possiamo dire 'la pelle della pesca', il problema è che lui, come altri, conosceva solo ed unicamente la parola skin e pensava che fosse corretta. Penso che questo mostro lessicale, anzi lo temo, diventerà di uso corrente fra non molto tempo, come del resto altri esempi di termini che con il tempo in inglese, fortunatamente meno in italiano, hanno relegato la legittima proprietaria del significato di un termine al puro abbellimento dei libri in biblioteca. Mass media, meltin pot culturale e interesse per tutto meno che la cultura sono un enzima che amplifica e velocizza il tutto. Detto questo, vorrei dire che ci sono due diverse scuole di pensiero per quello che sarà il futuro della razza umana: da una parte gli ottimisti che affermano come fra mille anni l'uomo sarà senza pelo, senza dita dei piedi ma con un cervello enorme, dall'altra i pessimisti sicuri del fatto che l'uomo sarà senza pelo, senza le dita dei piedi ma talmente stupido da non riuscire nemmeno a cogliere una banana da un albero. Che ne sarà di noi dunque?
Se queste sono le premesse.......

Tuesday, February 9, 2010

Esterofilo ma anche no: riflessioni (Sandro's post)

Viaggiare, vedere posti nuovi, conoscere gente diversa. Sono o non sono cose meravigliose? Immergersi in un calderone di culture diverse, cercare di mettere da parte i propri usi e costumi mossi solo da un 'perché no?' non sono cose elettrizzanti? Dipende. Ci sono tanti modi di stare in un posto che non è il tuo: viaggiatore, lavoratore in trasferta, rifugiato politico, turista ed altri. In tutti questi casi ho potuto però notare un atteggiamento che esula dal luogo di provenienza e accomuna tutti i non autoctoni all'interno di due grandi famiglie: quelli che si vergognano delle proprie origini e quelli che invece se ne vantano. L'allontanamento dal suolo natio provoca una reazione nel malcapitato che mi porta alla mente un vecchio modo di dire che sentivo da ragazzino: la lontananza brucia gli amori futili e rafforza quelli veri. Lungi da me il tentativo di analizzare una cosa che è troppo grande anche per una enciclopedia, solo che è così lampante che mi è impossibile da non notare. Alla medesima domanda da persone diverse ricevo non due risposte diverse, ma di solito la stessa risposta con un tono di voce opposto:'da quanto non vai in italia?' Alcuni rispondono:'un anno' dimostrando dispiacere, altri rispondono alla stessa maniera con entusiasmo. Sembra quasi che la lontananza porti le persone ad un amore cieco, od un odio, che sono proprie solo del tifo sportivo, della politica e della religione; di qualcosa che, insomma, non hai o non hai più, e soprattutto che reputi causa del tuo male, o possibile risoluzione di esso. Lo si ama o lo si odia, lo stare all'estero, e, visto che l'amore, o l'odio, verso il proprio paese d'origine è un sentimento ablativo, porta a comportamenti certe volte esagerati. C'è l'italiano che inglesizza il suo nome e va fiero del fatto che la gente non si accorge, parlando, del suo accento, e c'è l'italiano che invece, di rimando, risponde in italiano alle domande in inglese, e quando è proprio necessario l'inglese lo farcisce con i vari 'capisci ammé', 'bello mio', etc. In mezzo solo quelli che sono arrivati da poco ed hanno bisogno di tempo per capire da che parte stare. Personalmente, visto che ormai ho doppiato la boa dell'anno australiano, ho capito che sono stato, sono e sarò sempre solo e semplicemente un italiano all'estero, dovessi stare qua tutta la vita. Sarò sempre un 'wog', un ghettizzato, uno che sta bene solo con quelli che parlano come lui e che la pensano nella stessa maniera. Quindi, per rispondere al precedente post di Marco e a tutti quanti chiedono continuamente dove si sta meglio, penso di poter dire che non si può sapere. Personalmente lo stare all'estero ha risvegliato in me un amore per i miei posti che non credevo di avere e non era assolutamente preventivabile, però a qualcun'altro la stessa esperienza potrebbe comportare l'esatto opposto. Nessuno lo può sapere in anticipo.

Saturday, February 6, 2010

Cappitto mi hai?!? (Sandro's post)

Dopo un lungo letargo il mio socio ha deciso di tornare a scrivere su questo blog

Ho deciso. Smetto di fumare. Il fatto e' che non lo faro' mosso da un desiderio di salvaguardare la salute o il portafoglio, ma dal semplice fatto che non riesco a comprare le sigarette. Quando sono arrivato a Melbourne, un anno fa, mi trovavo a dover affrontare i dialoghi con il supporto di un vocabolario di 15-20 parole in tutto. La grammatica la sapevo, per carita', ("cazzo dici!?"marco's comment) ma il vocabolario era quello, con la conseguenza di essere diventato un funambolo dei sinonimi, un prestigiatore del `proviamo cosi'`, inventando parole nella speranza che andassero bene, ma il piu' delle volte eliminando la vocale che identifica la fine di un vocabolo e inglesizzando la pronuncia (vedi sorry i don't have the BILLIET). Quando mi trovavo nella condizione di aver bisogno del `supporto esterno al benessere psico-fisico di una giornata`, delle sigarette cioe', un po' troppo spesso a dire il vero, affrontavo il dialogo sapendo che sarebbe stato difficile, ma con la consapevolezza che un domani sarebbe stato diverso. Come mi sbagliavo.
Mi rendo conto che per lo sfortunato cassiere di un seven-eleven o di un qualsiasi negozio di sigarette, per la maggior parte indiano, pakistano o cinese, spesso attorno ai vent'anni, l'avere a che fare con un energumeno barbuto che nella migliore delle ipotesi e' solo il doppio di te, poteva essere abbastanza traumatico, aggiungiamo pure il fatto che il suddetto orso si esprimeva con un idioma che alle loro orecchie suonava come il linguaggio dei `Troll`, e uniamo pure il fatto che, consapevole che non avrebbero capito, l'omone si presentava prevenuto e dunque aggressivo, ma questo non toglie che un minimo di elasticita' ce la potrebbe anche mettere.
Se io devo acquistare un pacchetto di sigarette, posto che hai capito la marca perche' ho di default rinunciato alle marche difficili da pronunciare, e posto anche che le suddette sigarette ci sono in tre colori, rosse, oro e blu, COME CAZZO FAI A DARMELE BLU QUANDO TI DICO ROSSE??? Posso capire una, anche due volte, ma dopo un anno di fila, e soprattutto un anno in cui mi trovo arrivato a poter discutere con tutti ed a telefonare ad uffici senza problemi, comincio a pensare che probabilmente non sono solo io a sbagliare. Posso anche avere una pronuncia pessima, ma penso che anche un nigeriano senta la differenza tra RED e BLUE, o mi sbaglio? Le ho provate tutte, faccio lo spelling, dico, not blue, not gold but the other ones, ma alla fine sempre blu mi arrivano.
Sono diventato la barzelletta di tutti gli amici e conoscenti, e dopo un periodo iniziale in cui mi incazzavo e sbuffavo, adesso qualsiasi sia il negozio mi faccio sempre accompagnare da qualcuno, perche' se lo dico a voce non ci credono e l'incredulita' in cui mi arrivano le sigarette blu dopo che ho detto rosse e' diventata una sorta di mio marchio di fabbrica. Ormai ho anche rinunciato a chiedere il motivo per cui questo accade, anche perche' ad un ` Sorry buddy, listen to me, but if i say red why do you understand blue?` perche' la risposta e' sempre la stessa: ` I'm very sorry but i didn't understand`.
Onde per cui, a conclusione, mosso da sgomento faccio come il famoso castratore di canguri, colgo la palla al balzo e smetto.

Wednesday, February 3, 2010

jackass culinario (cap.1)

In un paese in cui è più facile trovare l'oro rispetto a bere una birra su un bicchiere magari spinata alla tedesca o mangiare un filetto di manzo senza salse ho deciso di iniziare una nuova rubrica sugli usi e costumi culinari degli aussie!
Appena sbarcato in questo paese mi incuriosiva parecchio uno spot in cui si vedeva il buon padre di famiglia preparare un perfetto bbq, in un perfetto backyard, in un perfetto pomeriggio di una perfetta domenica di sole...salsicce, filetti di manzo, pancetta, verdure alla griglia...insomma tutto sembrava normale finchè all'improvviso (come direbbe Antonio Albanese ) l'incoscienza...la moglie (grande vacca!) in men che non si dica riusciva a rovinare il tutto cospargendo ogni bendiddio con una salsa (il cui brand era il soggetto pubblicitario) di colore indefinito e di consistenza piuttosto preoccupante. Da quel giorno sono stato pervaso da una serie di pippe mentali che mi ha portato a concludere che un australiano probabilmente non ha mai gustato un pezzo di carne con il sapore della sola carne!
Qui è impossibile (o quasi) trovare delle salsicce che siano semplicemente salsicce senza aggiunta di aromi, spezie o quantaltro o partecipare a dei bbq dove dei fantastici filetti siano serviti come tali...
Purtroppo la mia saccenza ed il mio orgoglio italiano mi ha portato a non accettare tutto questo scempio e a contrastarlo con tutte le mie forze.
Allorchè in un recente bbq ho voluto dimostrare a questi trogloditi che una salsiccia può essere speciale anche senza niente e che un filetto di manzo marinato in olio, aglio e rosmarino può essere più gustoso di qualsiasi salsa mai vista, il tutto poi accompagnato da un vino adeguato.
Il risultato: beh modestamente, un orgasmo culinario del genere certe persone non lo avevano mai provato!
Purtroppo la mia battaglia è una lotta contro i mulini a vento e trovando pochi Sancho Panza pronti ad allearsi ed altrettante poche Dulcinee del Toboso pronte a gustare le mie prelibatezze, non farò certo orgoglio a Don Chisciotte!
Nel prossimo capitolo racconterò di un altro spot di cui per ora non ho il coraggio di scrivere..

Saturday, January 30, 2010

Com'è li? Pregi e difetti

Una delle domande più frequenti e patetiche fatte dai connazionali è la seguente: ma è meglio li o in Italia? A questa cazzo di domanda è pressochè impossibile rispondere perchè come si sa de gustibus non disputandum est ( e vai di marmellata...).
Non c'è un posto migliore o uno peggiore (beh a dir la verità in Burkina Faso magari stanno un pelino peggio che a Melbourne). Io sono sempre stato convinto che semplicemente esiste uno o più posti che meglio si addicono alle proprie caratteristiche. Inoltre dovrei trascorrere almeno 20 anni qua (e magari quelli che vanno dai 10 ai 30) per dare un giudizio onesto, oggettivo e valido.
Onde per cui mi limito ad un elenco apparentemente asettico e frivolo di caratteristiche che porterei nel Bel Paese e mutatis mutandis uno "contro" di cose che importerei volentieri in Australia.

Cosa porterei in Italia

1.La cultura easy going
2.I mezzi pubblici di Melbourne
3.la liberta' nel vestire
3.L'orario di lavoro e le paghe
4.I bordelli
5.I parchi in centro citta'
6.Le extracomunitarie gnocche
7.Il costo al litro della benzina
8.La cortesia della gente
9.La pacifica convivenza tra razze diverse
10.Il primo ministro australiano
11.I supermarket aperti fino a mezzanotte
12.La burocrazia pressochè inesistente
13.La partita allo stadio a 20 dollari senza il rischio che ti cada uno scooter in testa

Cosa importerei in Australia

1.Il buon Cibo
2.La liberta' di bere alcolici nei luoghi pubblici all'aperto
3.I limiti di velocita'
4.La cultura
5.Le montagne e la neve
6.L'universita' pubblica
7.La serie A di calcio
8.Le piazze come centro di ritrovo
9.Gli scooter e le moto
10.La liberta' di non dovere dire per forza "how are you"?
o di poter rispondere "cazzo te ne frega?"
11. Le distanze tra le città
12. Il sarcasmo e l'umorismo tipico italiano

Monday, January 25, 2010

Caldo e freddo: latino vs anglosassone!

Al di là degli sbalzi di temperatura tipici di Melbourne, questo post tratterà di tutt'altro argomento!
Molto spesso capita in ufficio, nel nostro settore composto dai team italiano, greco e spagnolo (con 3 sudamericani) di esternare battute goliardiche sugli argomenti che piu' si addicono a questo genere di cose ovverosia, uomini, donne, sesso, stereotipi culturali e sociali etc. etc.
Le risate abbondano tra noi latini, consapevoli che il tutto e' fatto in buona fede e soprattutto nell'intento di mantenere un clima rilassato e piacevole tra di noi.
Purtroppo non sempre riusciamo a circoscrivere il dialogo usando quell'idioma simpatico che risponde al nome di spagnolo; a volte infatti la frase viene esternata in inglese ed e' in quel momento che rimango sempre esterrefatto nel vedere la non-reazione dei nordici o peggio ancora una timida reazione di sorpresa mista ad incomprensione per il nostro comportamento considerato da loro inadatto o forse troppo espansivo.
L'apice si è raggiunto quando una collega bigottona rompiballe (insolitamente brasiliana) si è lamentata del nostro linguaggio minacciando addirittura di rivolgersi al management se avessimo continuato in tal direzione.
Purtroppo qui la policy aziendale in questo argomento è molto sensibile e quindi l'unica soluzione rimasta è stata quella di adottare lo spagnolo, a scapito dei poveri greci ai quali dobbiamo ripetere le battute via mail!
A volte mi chiedo se la loro sia ipocrisia o se davvero credono in queste regolette da 3' elementare (in un paese dove prostituzione e gioco d'azzardo rappresentano due dei maggiori business).
Possibile che si offendano cosi' facilmente per una battuta a sfondo sessuale?
Possibile che non si rendano conto che sorridere fa bene alla salute?
Perche' a questo punto, se cosi' non fosse, io da pure italian amante del buon gusto e dello stile (che non ho) potrei e forse dovrei facilmente offendermi del loro abbigliamento (infradito e canotta in ufficio non mi sembrano certo degne nemmeno del piu' permissivo dei codici del buon costume) o del fatto che ad ogni ora si cibino di schifezze sulla scrivania che altri usano durante il giorno.
Ad ogni modo, sono uno straniero in terra straniera e ancora una volta when you are in Rome do as romans do...che tristezza però!

ps. Oggi Australia day...giorno dell'indipendenza....da chi o che cosa proprio non lo capisco visto che anche questo Paese è legato a doppio filo con i fuckin' stars&stripes, per non parlare dei cinesi o della Madre Patria.

Tuesday, January 19, 2010

Customer Care Culture

La settimama scorsa mentre ero ancora immerso nel piu' profondo dei sogni dopo un paio di mattinate in cui la temperatura Melbourniana provocava uno strano effetto sulle lenzuola tale che al risveglio ognuno poteva possedere la propria sindone sul coprimaterasso, verso mezzogiorno sento vibrare il cellulare.
Con un balzo felino lo agguanto e schiarendomi la voce ancora fievole rispondo.
Dall'altra parte della cornetta una voce femminile mi chiedeva se potevo essere disturbato o se era il caso di richiamare piu' tardi. Capendo all'istante che si trattava della recruiter con la quale mi ero intrattenuto per un colloquio appena un paio di settimane prima, rispondo con tono deciso ma amichevole rassicurandola del fatto che non c'era nessun problema, anzi.
Lei, sempre con gentilezza mi spiegava che per il momento non aveva nuove posizioni e si scusava per il ritardo nella risposta ma che sicuramente, con un po' di pazienza qualcosa di interessante si sarebbe trovato.
Al di la' della veridicita' delle sue affermazioni di routine, ho apprezzato molto la correttezza della recruiter che, appena tornata dalla ferie e letta la mia mail di "sollecito" non ha esitato un attimo a chiamarmi.
Questo breve aneddoto semplicemente per testimoniare il fatto che in Australia, almeno per quanto rigurda la mia esperienza, ad ogni applicazione fatta a fronte di una posizione lavorativa ho SEMPRE ricevuto risposta via mail, a volte per telefono e in un paio di occasioni mi e' stata addirittura recapitata una lettera!
Oramai mi sono abituato a questa correttezza tipicamente anglosassone e penso a come faro' quando tornero' nel bel paese dove mandando centinaia di curricula mi vedro' arrivare risposte solamente da un 2 e mezzo per cento di agenzie o aziende?
Piu' in generale si puo' affermare che l'attenzione per il cliente inteso in senso lato, qui e' davvero maniacale.
Tempo addietro ho restituito la chiavetta USb alla Telstra (la Telecom australiana asserendo che non funzionava in maniera adeguata): nemmeno una resistenza da parte del manager dello store che prontamente, dopo essersi scusato per il disagio arrecato mi ha restituito il contante.
Non voglio nemmeno ricordare le facce e le risposte dei commessi di uno dei piu' grandi centri di telefonia mobile delle mie zone quando non piu' di tre d'anni fa chiedevo un telefonino sostitutivo mentre il mio era in riparazione per un difetto di fabbrica dopo pochissimi giorni dall'acquisto.
Un paio di settimane fa, inoltre, avevo acquistato un decoder nella speranza di ricevere qualche canale in piu' ma sfortunatamente per qualche problema ancora irrisolto alla fonte, il decoder non funzionava. Restituita l'attrezzatura in un altro punto vendita dello stessa catena, la cassiera ancora una volta senza batter ciglio mi ha restituito il denaro contante pagato appena un paio di giorni prima.
A volte se al posto di "esportare democrazia" importassimo queste buone maniere....

Monday, January 11, 2010

destino o fatalita'

Spesso mi interrogo su quale dei due fattori titolo del post influenzino maggiormente la nostra esistenza. Abbandonata infatti la strada dell'omo faber fortunae sue, preferendo a questa utero mater faber fortune figlio (scusate il latino maccheronico), mi capita spesso di analizzare a posteriori le scelte fatte. Non penso esista altresi’ un destino e spesso quindi mi vedo costretto a ricondurre semplicisticamente e pragmaticamente tutte le scelte a fatalita’.
Nella fattispecie, ieri dopo mesi e mesi di indecisione ero fortemente convinto di acquistare una bmw 5.35 del 1989 al prezzo di 2.700 dollari. L'auto sembrava a posto, vecchia d'accordo, arrugginita ma tant'e' cosa si puo' pretendere da un'auto del 1989?
Ogni giorno pensavo infatti di averne bisogno ed il giorno dopo mi smentivo asserendo che i mezzi pubblici melbourniani funzionano benissimo e che un'eventuale auto avrebbe rappresentato solo costi piu' che evitabili oltre ad inquinare e ad influenzare negativamente
la mia attuale silouette ottenuta grazie ai vari spostamenti a piedi nei tragitti casa-tram-lavoro-treno-supermercato-citta'...
Dunque, alle 14.00 di una giornata dove il mercurio nei termometri ha segnato 42 gradi, dopo essere passato per la mitica westpac bank a ritirare il cash mi sono recato dal mio collega di lavoro greco per prelevare la possente e all'epoca gloriosa serie 5 v6 3500cc con interni in pelle baige. Al primo test di guida l'auto non risondeva prontamente e pur accellerando con la virulenza di un Gill Villeneuve dei tempi migliori la poderosa berlina color rosso ruggine si muoveva alla velocita' di una lada niva col freno a mano tirato. Pensavo, sara' il clima, sara' il caldo, saranno i 20 anni di vita del motore, sara' che da un po' di mesi l'auto e’ ferma in garage....o sara' il motore finito? Pensava l'angioletto del buon senso accovacciato sulla spalla destra!
Testardo mi stavo pian piano autoconvincendo che il bolide in una giornata mite, senza clima, dopo un check appropriato e qualche giorno di guida avrebbe sicuramente sprigionato i 200 e oltre cavalli in suo possesso.
Ok mi son detto, questa e' la volta buona, avro' la mia fuckin' macchina!
Si trattava semplicemente di passare al RACV (la motorizzazione) a prelevare il modulo per il trasferimento.
Facendomi accompagnare dal mio collega, superando agevolmente il traffico cittadino di Melbourne arriviamo all'ufficio e stranamente il commesso mi dice di averfinito i moduli (1°segnale) e mi suggerisce di recarmi all'ufficio postale dove presumibilmente li avrei trovati.
Niente, nemmeno le poste centrali di Melbourne erano in possesso di tale documento (2°segnale). Strano, molto strano!
Decidiamo allora di recarci dal meccanico di fiducia per il road worthy certificate, pensando di stampare il certificato di transfer il giorno successivo dal sito internet. Il meccanico non avrebbe comunque fatto a tempo entro la serata e mi propone la scelta tra lasciare l'auto per riprenderla il giorno seguente a lavoro ultimato o riportarla il mattino seguente. Opto per la seconda (3° segnale) pensando che recandomi a lavoro in serata avrei potuto testare maggiormente le qualita' di questo vecchio catorcio!
L’auto nel frattempo continuava a non rispondere appropriatamente alle mie accelerate destando in me numerosi sospetti.
Sospetti che hanno trovato conferma quando il mio mate (piu’ esperto di me in meccanica e motori) e suo babbo in visita (che se ne stava tornando nel bel paese di li a poche ore, 4° segnale)
mi hanno convinto ad abbandonare il progetto dell’aquisto spiegandomi che quell’anomalia era dovuta molto probabilmente ad un malfunzionamento del variatore di frizione del cambio e trattandosi di automatic in caso di rottura avrei potuto tranquillamente portare l’auto nel bush per abbandonarla o in alternative sborsare 10.000 dollari!
Orbene, questi 4 segnali sono fatalita’? Non lo so.

Ecco quindi che mi sto orientando ad una nuova bicicletta o ad un motorino in pensione usato dai postini australiani!

Monday, January 4, 2010

Livin' Coburg

"Next Cobburgo" esclamerebbe qualsiasi italiano se gli si ponesse la domanda: "Where do you live?"
Si perche' nei viali di questo magnifico sobborgo a pochi km a nord di Melbourne vivono per lo piu' italiani oltre a mussulmani (arabi, libanesi e turchi), indiani e pochissimi australiani. Giusto per dovere di cronaca l'altra meta' degli italiani vive a Carlton!
Risulta difficile descrivere Coburg a molti di voi che non l'hanno mai visto ne tantomeno vissuto.
Potrei affermare che Coburg e' brutto e vecchio!
Oppure con un eufemismo possiamo dire che e' vintage e un po' retro'!
In realta' Coburg e' l'anima pulsante dei sobborghi nord di Melbourne, e' uno dei quartieri piu' antichi della citta', attraversato dalla Sydney Rd e dalla Bell St, due arterie di importanza vitale.
A Coburg si trova di tutto, persino un Drive In...si avete capito bene...ora ditemi quante altre citta' al mondo conoscete dove e' ancora possibile trascorrere una serata al drive-in!!!
A Coburg in una prigione c'hanno costruito un villaggio (dove vivo io appunto).
A Coburg c'e' la copia perfetta di Piazza Rovereto dove un mix di gente d'ogni dove anima la vita mondana chiaccherando tra i tavolini dei vari locali multietnici tra un falafel, un kebab, un trancio di pizza, un caffe’ o una birra.
Coburg e' in una posizione strategica, fuori dal caos della citta' ma non troppo distante dalla stessa, comodo all'aeroporto, ad un passo dalle principali freeway che portano fuori citta' per le trip del fine settimana e al centro di altrettanti importanti suburbs quali Brunswick, Essendon, Thonrnbury, Preston e il mitico Fawkner!
I personaggi che girano a Cobburgo durante il giorno lungo la Sydney Rd. sono sagome da cinema o da circo a seconda di come la si vuol vedere!
I tamarri con le auto truccate (per lo piu' libanesi e turchi) a mo' di fast&furious si contendono ogni pezzo della Sydney Rd come fosse l'ultima strada rimasta lasciando sull'asfalto strisce di pneumatici delle varie nissan skyline, toyota supra o degli ute della holden e poi lei la mitica, unica, insuperabile ford falcone 4.0L (nessuna delle quali potrebbe girare in Italia).

Insomma Coburg o la si ama o la si odia!
Questo almeno ai miei occhi!
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