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Sunday, May 24, 2009

Insolito Ferragosto!

Dopo 3 post semiseri (che peraltro hanno suscitato molto interesse tra i lettori) scrivo questo post per informarvi che oggi ho prenotato la mia settimana bianca in Nuova Zelanda. Ebbene si per la prima volta nella mia vita scierò ad agosto e nelle piste più a sud del mondo!



E voi dove lo passerete? A Jesolo appiccicati come le sardine? O sulla tangenziale di Mestre? O sulla Modena-Brennero?
Io invece alloggerò a Queenstown, ridente cittadina ai piedi delle Alpi del Sud neozelandesi. Da lì ogni mattina partirò alla volta di piste da scii diverse, tanto per citarne alcune, Treble Cone, Coronet Peak, Cardrona.
Poi, per un paio di giorni, girerò a zonzo per il Fiordland National Park.
Ora non mi resta che attendere tutto il necessario in arrivo dall'Italia tramite le efficienti poste italiane!

See ya!

Tuesday, May 19, 2009

Ignoranza e futuro! (Sandros' post)

Io, come Marco, da quando sono arrivato sono sempre stato propenso ad analizzare “l’anglosassone”, non “l’australiano”, perché è subito stato evidente come l’australiano non sia quello che credevo in Italia, e cioè il biondo alla Paul Hogan o alla Casey Stoner, ma semplicemente una persona di qualsivoglia colore od etnia che vive qua. Quello che in giro per il mondo è chiamato australiano, quello che “comanda” se mi è passato il termine , il biondo che fa surf appunto, altro non è se non un inglese lontano da casa, o un americano in gita. Un “anglosassone”.
Forse mi sbaglio, ma le differenze tra “australiani anglosassoni” ed americani sono veramente irrisorie, tanto negli usi quanto nel modo di vedere il mondo.
L’abitante della terra dei canguri non è propriamente un topo da biblioteca! (concedetemi l'eufemismo).
Te ne puoi accorgere parlando con la gente per strada, nei locali. Non penso sia una questione di cultura, perché alla fine qui la gente va a scuola, sceglie un corso e di quella materia sa tutto; penso si tratti di un indottrinamento che va ben oltre la cultura, ed il buonismo che senti nei discorsi della gente a volte ha qualcosa di agghiacciante.
Ho pensato a lungo al motivo di tutto questo conformismo. Mi sono spremuto le meningi nel tentativo di capire perché tante volte non occorre sapere la lingua per parlare con la gente. Fai una domanda? Nel novantanove per cento dei casi la risposta sarà quella. Ovunque. Punto. All’inizio pensavo si trattasse della lingua: l’inglese infatti è molto, ma MOLTO, più limitato delle altre lingue. Generalmente infatti per una cosa, oggetto od avvenimento c’è una sola parola, mentre noi abbiamo una rosa di possibilità tremendamente più ampia. Un esempio? I sentimenti: in italiano abbiamo una gradazione che va da affezionato ad innamorato, dal ti voglio bene al “ti amo alla follia”. In inglese no: Love. I love my dog. I love my girlfriend. Uguale!Un altro esempio: un incidente: Smash o accident. Quante parole abbiamo noi in italiano e soprattutto in dialetto per descrivere un incidente? Botto, mina, etc. Qua invece: I had a smash, o i had an accident. Punto!
E’ questo allora il motivo di tanta limitatezza di vedute? No
E’ come se al suono di certe domande la gente staccasse il cervello e dicesse quello che qualcuno ha detto loro di dire. Qua la gente non si chede mai “PERCHE?”!!!
Ma, dico io, si può vivere per andare a negozi, bere il sabato sera, andare allo stadio e fare il barbeque la domenica? Evidentemente si.
Qua lo fanno e ne sono contenti, anzi sono orgogliosi di poterlo fare.
Da quando sono qui mi gira in testa una storiella che mi hanno raccontato quando ero veramente piccolo (ehm giovane): un cane, magro e malnutrito, si avvicina ad un altro grasso e felice. Quello grasso si sente superiore perché ha tutto e sta bene, ma alla fine lui resta li perché ha una catena al collo e l’altro se ne va libero di fare quello che vuole. Questa è solo una storiella, ma rispecchia abbastanza bene la realtà dei fatti nel mondo australiano-americano. Ti danno quello che ti serve per vivere, i soldi per comperare una casa, una macchina, fare le ferie e andare a mangiare fuori la sera, una bandierina da sventolare in periodo elettorale, il football, un cantante che ti rincretinisce con la canzone tipo la nostra “forza italia”, o “born in the u.s.a.”, una catena al collo e debiti che non riuscirai a pagare anche se vivessi in eterno.
Questa cosa può anche far sorridere, in realtà penso sia più drammatica di quanto appaia. Non sai chi comanda, chi decide che tutti devono vivere allo stesso modo, devono volere la tal macchina, la casetta col giardino, etc. Alla fine a scuola mi hanno insegnato che quando qualcuno decide per te e ti obbliga a fare delle cose si può parlare di dittatura, e di questo si tratta, dittatura, ma molto più subdola di quelle centro-americane. Qui non sai chi maledire, perché non hai più il cervello per maledire nessuno. Qui credi di essere libero, in realtà sei un automa lobotomizzato che non decide altro se non il colore delle scarpe.
In centro america ti uccidono, qui non ti fanno neanche nascere.
Ed allora quale sarà il futuro di questa povera gente “creata, istruita ed abituata” a spendere, pagare, lavorare? Quale domani per questi poveri cristi che si sentono bene perché magari lottano per salvare le balene o per tenere pulita la città dalle cartacce quando ignorano che nascono, vivono e muoiono con il solo scopo di “far cassa” a qualcuno di cui ignorano il volto?

Wednesday, May 13, 2009

Economia australiana (post lungo e noioso!)

Da un pò di tempo mi interrogo (visti anche i miei studi accademici) sulle ragioni del benessere (presunto o reale) australiano. Dopo essermi letto diverse opinioni in materia (a dire il vero troppo tecniche e noiose per questo blog) ho cercato di farmi un'idea personale che cercherò di esplicare in poche righe. Lungi da me con questo post voler sembrare esterofilo come molti che intraprendono un'avventura simile alla mia, ma di fronte a dati ecclatanti non posso fare e meno di parlarvi dell'economia australiana.
Innanzitutto l'Australia è uno stato enorme (27 volte l'Italia) con una popolazione di appena 21 milioni di abitanti (1/3 dell'Italia). Questo significa in termini spiccioli che la terra non ha un costo esorbitante come in Italia in quanto la domanda non supera l'offerta (eccezion fatta per le aree limitrofe ai centri città). Come già scritto in post precedenti, quello che in Italia si spende per un bicamere prossimo alla città qui si spende per una casa indipendente di metratura tripla.
Forse poi il fatto che siano in pochi e prevalentemente concentrati in 4 città rende la governabilità più facile rispetto al Bel Paese.
Basi dell'economia australiana sono l'agricoltura, l'allevamento e le risorse minerarie. L'allevamento costituisce però il cardine dell'economia australiana: l'Australia è al primo posto nella produzione mondiale di lana (oltre il 30% del totale). Dal sottosuolo si estraggono oro (Australia occidentale), stagno, piombo, zinco, rame (Broken Hill, Tasmania, Queensland), carbone, bauxite, uranio (con giacimenti tra i più ricchi del mondo), petrolio, gas naturale, argento, fosfati, tungsteno. Ora aggiungete che la Cina è vi"cina" ed è facile fare 1+1, io ti do le materie prime e tu mi restituisci il prodotto finito a basso costo!
Dal punto di vista sociale ritengo l'australiano medio una persona fondamentalmente onesta (e questo forse gli è trasmesso dallo stesso comportamento della classe dirigente): qui se evadi le tasse non sei considerato furbo come in Italia, bensì un evasore!
Inutile ricordare poi che l'Australiano di fatto non esiste, nel senso che la più antica stirpe o famiglia australiana avrà al massimo 200 anni ed è comunque di origine inglese, quindi europea. L'Australia è un paese costituito da immigrati (inglesi, italiani, greci, libanesi, asiatici, sudamericani) e forse per questo, pur risultando severa agli occhi della gente nell'ambito delle leggi sull'immigrazione, in realtà ha uno spirito d'accoglienza e di rispetto verso lo straniero davvero notevoli (ben inteso, non sto parlando di integrazione perchè quella è solo apparente, tutto il mondo è paese!).
Un'altra ragione la vorrei ricondurre alle origini storiche di questo popolo: l'Australia, anche se a loro non piace ricordarlo, è stata fondata da ex galeotti (cosa che a mio avviso invece, visti i risultati, dovrebbe far onore) che, considerati ospiti non graditi in madre patria Inghilterra, hanno probabilmente avuto una voglia di riscatto che meglio non avrebbero potuto manifestare se non ponendo le basi di una civiltà come quella attuale australiana (tralascio l'argomento aborigeni per eccessiva complessità sociale, non me ne vogliate!).
Una critica però me la posso permettere e, seppure fonte di ricchezza per il paese, riguarda il sistema universitario!
Qui la logica sembra essere la seguente: "welcome studente asiatico, paga 20.000 dollari all'anno e poi leva le ancore" e così il governo e le università fanno cassa (visto che le tasse per i residenti sono molto più basse). Il problema però sta nella logica di fondo: quale studente sceglierebbe un'università troppo severa per i propri studi, dovendo pagare tutti quei soldi con il rischio di rimanere bocciato agli esami? Ve lo dico io: nessuno! Ecco quindi che le università per accaparrarsi flotte di orientali facilitano i corsi di laurea, rendendo l'unversità una mezza farsa.
Aggiungo che l'australiano medio è parecchio indebitato ma in questo si può consolare con la maggior parte dei paesi dipendenti dalla carta di credito e dal credito al consumo finanziato dai prestiti...."vorrei ma non posso".... ma questo è un altro discorso che dipende dall'intelligenza del singolo.
Se volete approfondire la materia vi consiglio questi siti:
http://www.risk.net/public/showPage.html?page=357307
http://uninews.unicredit.it/it/articoli/page.php?id=10339
http://www.signoraggio.com/signoraggio_denaroaustraliano.html

Thursday, May 7, 2009

L'abitudine

Da wikipedia: "L'abitudine (dal latino habitudo, habitudinis, struttura fisica o morale) è la disposizione o attitudine acquisita mediante ripetute esperienze. Il termine abitudine viene usato per indicare sia le attività motorie, sia le attività mentali, che dopo numerose ripetizioni vengono svolte in modo relativamente automatico o, più semplicemente, con maggior facilità e coordinazione".
Non sono d'accordo!
L'italiano medio è abitudinario! E in lui anch'io mi riconosco, soprattutto per quegli usi quotidiani semplici ma che, se cambiati, provocano un disagio psicologico notevole. Noi abbiamo bisogno di sicurezza, di appartenenza (2° e 3° livello della scala di maslow), di essere compresi, di sapere che colui che abbiamo davanti sia sulla nostra stessa lunghezza d'onda. Ecco perchè cerchiamo di creare quella fiducia con chiunque si appresti ad avere un qualsiasi rapporto umano o professionale con noi stessi. E questo non significa che facciamo le cose per abitudine solo perchè siamo degli automi o perchè ci risulti più facile.
Prendiamo ad esempio il parrucchiere: quanti di voi, una volta trovato quello che soddisfa, lo han cambiato negli ultimi tempi? Pochi o nessuno, lo so! E questo vale per il dentista, il supermercato, il bar/s e per qualunque interlocutore col quale, oltre alla prestazione professionale, ricerchiamo quel contatto umano di fiducia che ci fa star bene.
Fare la spesa al Safeway ha provocato un grande trauma in me perchè il Safeway non è la Coop o il Carrefour o il Prix! Al safeway o da Coles non ci sono i succhi di frutta normali, da persone civili e soprattutto che la frutta l'hanno vista spremere dentro di se in una % minima almeno del 15%, bensì ci sono delle improbabili "size" di beveroni da minimo 3 litri che la frutta non l'han vista nemmeno col binocolo!
Al Safeway non ci sono i tarallucci del mulino bianco e nemmeno le macine e per un italiano medio come me "che la colazione è il caffelatte con le macine rigorosamente del mulino bianco" è stata davvero dura adattarsi a quella sottospecie di biscotti homebrand.
Il mio parrucchiere poi è lo stesso da quando c'ho 20 anni circa e quando entravo da lui parlavamo di tutto fuorchè di taglio e non importava costasse 36/40 AUD perchè lui sapeva già cosa volevo o meglio, qual'era il male minore per la mia "capatanta hairless". Qui, invece i primi due tentativi sono stati un disastro, sembravo il cantante dei prodigy, perchè gli hair stylist hanno per la maggior parte lo stile dello zappatore, l'importante è che costi poco; fortunatamente la terza parrucchiera (sedicente Ines di origine cilena) mi ha soddisfatto con soli 15 dollars (nel senso che mi ha fatto la testa come l'avevo chiesta ossia a mò di palla di lardo in full metal jacket).
Qui non ci sono i bar o le osterie dove si entra per "un'ombra de quel bon" e lo spritz è un miraggio nel senso che i pochi locali a Lygon street che lo conoscono, l'aperol lo fanno solamente vedere al bicchiere passandolo a fianco nella speranza che tramite osmosi si colori un pò di rossastro!
E al pub, non ci sono i fratelli del '900 che quando ordino una birra sanno già che prima di 7 minuti non devono portarmela perchè la birra si fa alla tedesca, con calma e con la schiuma che pian piano sale e la rende piacevole al palato e pastosa, perchè una birra senza schiuma è come una donna senza tette, sempre donna è ma vuoi mettere?
E poi dopo pranzo se ordini un caffè a Vicenza è un caffè e ti portano un espresso dal gusto unico e una volta consumato sulla tazzina ci fai il "rasentin" rigorosamente con prugna ciemme o grappa nardini bianca...qui il caffè non lo puoi ordinare dicendo semplicemente coffee perchè, come già detto, ce ne sono un'infinità!
E chissà se mi toccherà andare dal dentista, già me lo vedo "ravanare" nella bocca per mezzora parlandomi di carie e quant'altro. Il mio dentista c'è l'ho da 16 anni e prima ancora che entri, ancora quando sono in sala d'attesa a vedermi le donne nude su "Panorama" e "Chi", lui sa già che cosa ci sarà da fare!
Ma alla fine, saremo abitudinari, saremo saccenti, mammoni e arroganti ma c'è una cosa che l'italiano sa fare meglio di tutti (e il veneto in particolare): adattarsi! E così ho fatto!

ps. Per fortuna al safeway hanno la Nutella!

Friday, May 1, 2009

...ghiaccio, salse e aria condizionata...

Ci sono 3 cose che non riesco proprio a concepire ed a sopportare qui in australia, caratteristiche tipicamente americane che gia' in canada avevo sperimentato.
In qualsiasi locale voi andrete questa triade abominevole vi perseguiterà: non esiste bevanda alcuna (escludendo ovviamente vino e birra anche se l'ho visto fare) dove non vi sia concentrata una quantità di ghiaccio da far venire i brividi ad uno yeti, non esiste cibo (ahimè) che si possa gustare senza il cospargimento di salse e porcherie varie, non vi è locale (mezzi pubblici compresi) dove l'aria condizionata d'esate e l'aria calda d'inverno non siano sparate con una differenza di almeno 20 gradi rispetto alla cosiddetta temperatura ambiente.
Possibile che se fanno 30° gradi l'intelligenza umana non riesca a capire che basta togliersi la maglietta per stare bene? E se la lineetta di mercurio segna una tamperatura prossima allo 0°, è poi così difficile indossare lo sconosciuto cappotto? (o la "fanela"!).
Ma io mi chiedo, possibile che una coca a 4° centigradi non possa risultare sufficientemente fresca da non abbisognare del ghiaccio?
Possibile che un hamburger non possa risultare gradevole al palato senza cospargervi quantità imbarazzanti di ketcup,maionaisse o altro?
In una delle mi prime apparizione a Subway (il mio fast food preferito, lo definirei "il male minore") alla richiesta "no sauce, no ice in the coke" la ragazza mi ha guardato con due occhi che sembravano volessero dire:"ma stai male?".
Tutto questo fa parte a mio avviso di quelle contraddizioni sociali tipicamente statunitensi che trovano la loro massima espressione nelle scale mobili all'entrata della palestra.
Se io a mio nonno avessi detto che andavo in palestra, pagando, lui mi avrebbe risposto sapientemente:" vien co mi sul bosco a far legna o a slargar fora el luame in tel campo e te vidi come che te te smagri...e sensa pagare".
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