Io, come Marco, da quando sono arrivato sono sempre stato propenso ad analizzare “l’anglosassone”, non “l’australiano”, perché è subito stato evidente come l’australiano non sia quello che credevo in Italia, e cioè il biondo alla Paul Hogan o alla Casey Stoner, ma semplicemente una persona di qualsivoglia colore od etnia che vive qua. Quello che in giro per il mondo è chiamato australiano, quello che “comanda” se mi è passato il termine , il biondo che fa surf appunto, altro non è se non un inglese lontano da casa, o un americano in gita. Un “anglosassone”.
Forse mi sbaglio, ma le differenze tra “australiani anglosassoni” ed americani sono veramente irrisorie, tanto negli usi quanto nel modo di vedere il mondo.
L’abitante della terra dei canguri non è propriamente un topo da biblioteca! (concedetemi l'eufemismo).
Te ne puoi accorgere parlando con la gente per strada, nei locali. Non penso sia una questione di cultura, perché alla fine qui la gente va a scuola, sceglie un corso e di quella materia sa tutto; penso si tratti di un indottrinamento che va ben oltre la cultura, ed il buonismo che senti nei discorsi della gente a volte ha qualcosa di agghiacciante.
Ho pensato a lungo al motivo di tutto questo conformismo. Mi sono spremuto le meningi nel tentativo di capire perché tante volte non occorre sapere la lingua per parlare con la gente. Fai una domanda? Nel novantanove per cento dei casi la risposta sarà quella. Ovunque. Punto. All’inizio pensavo si trattasse della lingua: l’inglese infatti è molto, ma MOLTO, più limitato delle altre lingue. Generalmente infatti per una cosa, oggetto od avvenimento c’è una sola parola, mentre noi abbiamo una rosa di possibilità tremendamente più ampia. Un esempio? I sentimenti: in italiano abbiamo una gradazione che va da affezionato ad innamorato, dal ti voglio bene al “ti amo alla follia”. In inglese no: Love. I love my dog. I love my girlfriend. Uguale!Un altro esempio: un incidente: Smash o accident. Quante parole abbiamo noi in italiano e soprattutto in dialetto per descrivere un incidente? Botto, mina, etc. Qua invece: I had a smash, o i had an accident. Punto!
E’ questo allora il motivo di tanta limitatezza di vedute? No
E’ come se al suono di certe domande la gente staccasse il cervello e dicesse quello che qualcuno ha detto loro di dire. Qua la gente non si chede mai “PERCHE?”!!!
Ma, dico io, si può vivere per andare a negozi, bere il sabato sera, andare allo stadio e fare il barbeque la domenica? Evidentemente si.
Qua lo fanno e ne sono contenti, anzi sono orgogliosi di poterlo fare.
Da quando sono qui mi gira in testa una storiella che mi hanno raccontato quando ero veramente piccolo (ehm giovane): un cane, magro e malnutrito, si avvicina ad un altro grasso e felice. Quello grasso si sente superiore perché ha tutto e sta bene, ma alla fine lui resta li perché ha una catena al collo e l’altro se ne va libero di fare quello che vuole. Questa è solo una storiella, ma rispecchia abbastanza bene la realtà dei fatti nel mondo australiano-americano. Ti danno quello che ti serve per vivere, i soldi per comperare una casa, una macchina, fare le ferie e andare a mangiare fuori la sera, una bandierina da sventolare in periodo elettorale, il football, un cantante che ti rincretinisce con la canzone tipo la nostra “forza italia”, o “born in the u.s.a.”, una catena al collo e debiti che non riuscirai a pagare anche se vivessi in eterno.
Questa cosa può anche far sorridere, in realtà penso sia più drammatica di quanto appaia. Non sai chi comanda, chi decide che tutti devono vivere allo stesso modo, devono volere la tal macchina, la casetta col giardino, etc. Alla fine a scuola mi hanno insegnato che quando qualcuno decide per te e ti obbliga a fare delle cose si può parlare di dittatura, e di questo si tratta, dittatura, ma molto più subdola di quelle centro-americane. Qui non sai chi maledire, perché non hai più il cervello per maledire nessuno. Qui credi di essere libero, in realtà sei un automa lobotomizzato che non decide altro se non il colore delle scarpe.
In centro america ti uccidono, qui non ti fanno neanche nascere.
Ed allora quale sarà il futuro di questa povera gente “creata, istruita ed abituata” a spendere, pagare, lavorare? Quale domani per questi poveri cristi che si sentono bene perché magari lottano per salvare le balene o per tenere pulita la città dalle cartacce quando ignorano che nascono, vivono e muoiono con il solo scopo di “far cassa” a qualcuno di cui ignorano il volto?