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Wednesday, February 17, 2010

Points of view (sandro's post)

Non ho mai messo in dubbio il fatto che le cose che imparo, e vedo, per strada siano effettivamente quelle che si vorrebbe far entrare nella testa della gente. Credo che molto spesso, se non sempre, ci siano due lingue, due culture e due modi di vivere completamente differenti l'uno dall'altro ma che coesistono senza sfiorarsi... Da una parte la cultura della scuola, dall'altra la cultura della strada.
Da una parte il modo di pensare che ci fa rispondere 'yes i am' 'How are you', dall'altro il 'yea mate' sparato di rimando alla medesima domanda. Non mi dilungherò sulle (inutili) analisi che questo coesistere di modus vivendi comporta all'atto pratico, ne cercherò di spiegare come, secondo me, un miscuglio di razze porti inevitabilmente alla semplificazione di una lingua, da una parte, e alla improcrastinabile obsolescenza dei concetti imparati sui libri di scuola, dall'altra. Quello che mi preme descrivere sono i mostri generati dalla spersonificazione di una cultura secolare, debole per la verità in Australia per ovvie ragioni, e le incomprensioni che nascono da una costola del 'semplice ad ogni costo' a livello linguistico. Giorni fa per motivi che non ricordo ho chiesto ad un conoscente la traduzione della parola 'buccia': lui mi risponde semplicemente 'skin'. Mosso più da incredulità che da curiosità sono andato a vedere nel vocabolario ed anche se la traduzione letterale corrisponde a 'peel' effettivamente si puó usare anche 'skin'. Il problema non è questo, anche in Italia sbagliando possiamo dire 'la pelle della pesca', il problema è che lui, come altri, conosceva solo ed unicamente la parola skin e pensava che fosse corretta. Penso che questo mostro lessicale, anzi lo temo, diventerà di uso corrente fra non molto tempo, come del resto altri esempi di termini che con il tempo in inglese, fortunatamente meno in italiano, hanno relegato la legittima proprietaria del significato di un termine al puro abbellimento dei libri in biblioteca. Mass media, meltin pot culturale e interesse per tutto meno che la cultura sono un enzima che amplifica e velocizza il tutto. Detto questo, vorrei dire che ci sono due diverse scuole di pensiero per quello che sarà il futuro della razza umana: da una parte gli ottimisti che affermano come fra mille anni l'uomo sarà senza pelo, senza dita dei piedi ma con un cervello enorme, dall'altra i pessimisti sicuri del fatto che l'uomo sarà senza pelo, senza le dita dei piedi ma talmente stupido da non riuscire nemmeno a cogliere una banana da un albero. Che ne sarà di noi dunque?
Se queste sono le premesse.......

5 comments:

marco said...

Piccola precisazione per dovere di cronaca (come promesso). Non puoi pretendere di trovare un linguaggio da accademia della crusca negli ambienti che frequenti. Io che ho avuto la grande fortuna di frequentare anche "altre" persone mi son trovato a dover fronteggiare un linguaggio tutt'altro che conversational.
A me poi risulta che il miscuglio di razze porti ad un arricchimento culturale, se dopo tu in oltre un anno di Australia non puoi permetterti di dialogare in inglese (ed è accettabile) in maniera aulica non puoi pretendere che il tuo interlocutore ti risponda come vorresti (anche perchè non capiresti). Se in Italia un immigrato mi chiede: "Ciao belo, come andare oggi, cosa fato ieri?" è chiaro che la mia risposta sarà adeguata alla domanda e di conseguenza si concretizzerà in un "tutto bene amico".

Ho frainteso quello che hai scritto Silvio?

Anonymous said...

non fare il catastrofista, Ale. Riesci a leggere la Divina Commedia ed a intenderla senza aiuto di nessuno? Eppure quello era il volgare di allora. La lingua si evolve, ovunque. Il fatto che si imbastardisca - e che usiamo termini non autoctoni invece dei nostri (vedi meeting invece di riunione, o feedback invece di commento - commento?) non è necessariamente un male. Il problema può invece sorgere quando l'imbastardimento è irreversibile, ossia quando dicendo "riunione" l'altra persona mi dica "eh?"
salpo

iake said...

Senza nulla togliere al Marco che c'ha completamente ragione, mi sento di difendere il povero Sandro…dai, in fondo lui ha solo chiesto come si dicesse buccia…è una cosa talmente banale che è legittimo aspettarsi una risposta corretta anche da chi non ha mai aperto un dizionario.
ciao veci!

Seymourglass said...

Sandro descrive un fenomeno linguistico che è nato ai tempi delle colonie, e che si chiama "pidgin".
Ecco, ora mi sento come Giacomo di Aldo, Giovanni & Giacomo.....

Gambera said...

ciao! prima di tutto voglio dirti che mi sono gasata un sacco vedendo che leggi il mio blog, o lo leggevi...mi sento molto importante e famosa. passato questo attimo di entusiasmo vorrei aggiungere che se uno mi dicesse "Ciao belo, come andare oggi, cosa fato ieri", io risponderei, "ciao belo, fato niente, tu che fato?" per entrare in sintonia....io parlo tutto il giorno con dei cinesi che mi hanno fatto perdere la capacità di strutturare una frase in inglese in modo corretto....quando lo faccio non capiscono quindi devo dimenticare di aver studiato inglese dalle elementari ad oggi e devo parlare come una scema, senza gli ausiliari, senza le formule di cortesia, insomma tutto quello che sapevo si è rivelato inutile....meglio gli australiani che i cinesi insomma....questo è il succo del discorso! :-) baci!
ps. conosci mica per caso lorenzo tron??? vive a melbourne...lavora in un ristorante, poi magari ti do il nome del posto in cui lavora!

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