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Tuesday, March 2, 2010

Traduzione vs interpretazione

Ti accorgi che stai imparando una nuova lingua, nella fattispecie l'inglese quando pensi in inglese, sogni in inglese e soprattutto quando traducendo dall'inglese alla tua lingua madre hai difficolta' perche' non trovi i termini appropriati a dare lo stesso senso al contesto.
La prima volta che ho tradotto il mio curriculum vitae dall'italiano all'inglese mi sono limitato ad una traduzione secca, fredda a volte insipida e priva dell'enfasi che lo stesso aveva in lingua madre. Successivamente, grazie allo step up fatto in questi mesi downunder il resume e' stato via via modificato fino a diventare un curriculum aggressivo, interessante che oramai aveva un' impronta originale e non sembrava nemmeno un lontano parente di quello scritto in italiano, eppure erano scritte le stesse cose, ma non tradotte bensi' interpretate.
Ho realizzato tutto cio' quando recentemente in seguito a pensieri lugubri di un anticipato rientro in madre patria ho pensato di riscrivere un curriculum partendo da quello in inglese.
Il risultato: impossibile. Questo in quanto ho provato a tradurlo parola per parola senza appunto adattarlo alle richieste severe della lingua italiana ottenendo un documento privo d'anima che sembrava fosse scritto da un analfabeta. Ovviamente l'ho riscritto da punto a capo.
La stessa sensazione l'ho avuta quando ho tradotto alcune specifiche dei nostri clienti dall' inglese all'italiano. Molti termini non possono essere tradotti (soprattutto dall'italiano all'inglese), devono essere interpretati ed adattati a quelli usati nel diverso idioma.
Si pensi ad esempio alla parola simpatico, non esiste una traduzione appropriata in inglese.
Certo esiste nice, cute, fine, ducky ma non e' la stessa cosa. La parola che piu' si avvicina a simpatico e' likeable, ma avete mai sentito uno dirvi what a likeable person?
Semplicemente perche' non si usa o si usa pochissimo, mentre noi ne abusiamo.
Vi ricordate come hanno tradotto walkabout nel primo Mr Crocodile Dundee? "girin'giro".
No comment!
Ora piu' che mai capisco quanto possa essere complicato fare l'interprete.

5 comments:

Anna said...

Hah! non puoi capire quanto questo tuo post mi piaccia.
Ti leggo da poco ma mi piace parecchio il tuo blog (sarà che sono vicentina e voglio andare in Australia?).
Ma a parte le stupidate, davvero, gli interpreti sono sottovalutati. E' uno sforzo immane, quello di passare da una lingua ad un'altra avendone in testa magari altre due. E il traduttore non è da meno, eppure viene citato pochissimo, non è mai in copertina e dei libri si ricorda sempre solo l'autore.

[Piccolo sfogo. Sto studiando per diventare interprete e già m'incazzo per come la "mia" ctegoria professionale viene giudicata]

seymourglass said...

o il traduttore di romanzi... Una mia carriera mancata, ma una grande passione.
La lingua è incredibilmente legata alla cultura di un luogo, alla sua personalità... e si torna al post precedente ;)

marco said...

non vorrete mica dimenticare la categoria dei doppiatori? Solidarietà a Natalino Balasso.

Lucio said...

Bel post Marco, concordo totalmente.
I doppiatori pero' mi stanno sulle balle perché sono indirettamente responsabili di una delle ragioni principali per cui gli italiani non sanno l'inglese!

Anna said...

vero!
com'è che all'estero tutti si guardano i film in lingua originale e qui si doppia a bomba? abbasso i doppiatori!
(per i film inglesi. per tutte le altre lingue ci stanno)

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